sabato 29 marzo 2014

Il seminatore

Il seminatore non è colui che si occupa della campagna e di sfamare la famiglia. Lui è uno dei tanti uomini che giornalmente cospargono il proprio cammino con ogni fattispecie. Sarà il suo modo per non perdersi, il trascinamento fiabesco di Hansel, il bisogno di essere rassicurato dell'affetto dell’addetta alla raccolta che lo ritrova sempre. Le lamentele non servono, neanche delle mappe con indicazioni precise dei collocamenti di partenza dei vari oggetti. Il seminatore persevera affinché non arrivi lo shock.                             
Stravolgere lo stato delle cose e far cessare la continua raccolta può essere una “Proposta indecente”. Quella arriva tramite un altro uomo che ha ben altri problemi e si porta l'addetta alla raccolta con sé, come da esempio nel film citato. In quella storia Demi Moore ha provato, con oggetti recuperati, a fare perfino un tiro a segno contro il perseverante ma alla fine si è arresa e ha seguito un cambiamento radicale, lasciandosi portare via lei per l'appunto. La soluzione meno drastica è nella destabilizzazione. Il conflitto sta nel disordine contro l'ordine. Invece di continuare a fare il segugio da riporto meglio concentrarsi nell'esagerare il disordine. Per esempio un bel cesto grande in mezzo alla stanza, un centro di raccolta. Fare disordine è facilissimo, per arrivare all'ordine ci vuole tanta pazienza e questa va a braccetto con la perseveranza del nostro spargitore. Quindi: tutto nel cesto e quando straboccherà aggiungerne pure un altro. Quando bisognerà ribaltare un cesto per ritrovare un oggetto per l'ennesima volta si stuferà chiunque. La novità sta nel fatto di aggiungere nel cesto anche le nostre briciole femminili, quelle sì che danno fastidio. Il seminatore, abituato a vedere le nostre cose sempre a puntino, si destabilizzerà. Poi, magari nel periodo delle piogge, nella calma dei lavori assidui, lasceremo decidere al lui in questione che le calze vanno meglio dove prima erano le camice, se a lui è comodo così. Forse poi le rimetterà là, una volta su cento, ma per quell'inizio ne vale decisamente la pena.

lunedì 24 marzo 2014

Quando metteremo a posto?

Uno va a fare una bella passeggiata, magari nel bosco. Per godersi la natura, i colori, il profumo, il silenzio in un bel sentiero. E poi? 

 Cosa ci fa una bottiglia, una finta ubriaca? Disperata, lasciata senza il suo contenuto. Poverina lei e povero il circondato che doveva abituarsi a ben altro.

 Vediamo: prima se ne andrà il bicchiere di carta, la sua decomposizione è calcolata da 3 mesi a 1 anno, dopo 10 anni cominceranno a sparire le lattine di bibite e birra ma, cara la mia bottiglia, riusciranno a resistere, con la loro presenza, anche fino a 100 anni. Ma tu, bottiglia di vetro, starai ancora lì a guardare il bosco dove cominceranno a degradarsi le bottiglie di plastica, che però sono le uniche a resisterti: il loro ciclo finisce anche dopo 1000 anni mentre tu te ne andrai già dopo 400, si fa per dire. Altra epoca, chi se ne frega, no?
Si sa? Allora perché avete lasciato ai posteri questi avanzi? Anche gli operatori ecologici (che nome nobile) non se ne accorgono?
Insomma, non sarebbe meglio fare diversamente, ora? Una specie di senso civico?

https://www.youtube.com/watch?v=Goe1qHABEKc
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giovedì 20 marzo 2014

Drabble

A N I M A  bidonata 

La teoria è: l’ energia continua trasformarsi e l’ anima invece tende evolversi. Così l’energia, sentendosi inferiore, si è inventata la relatività del tempo causando l’ effetto incubi .
Dimostrazione: Tu l’onnipotente unisci l’ anima-simcard ad un nuovo corpo-cellulare che non sa niente della vita del suo precedesore (specialmente se lo hai buttato nel cesso) e non comprende la memoria del’anima-simcard. Il tempo passa, l’anima ci prova, anche di notte, nel sonno, ma corpo non intiende.

Risultato:  Nel tempo, probabilmente inoltrato, il corpo finalmente conette ma viene preso per un rimbambito e buttato, perappunto. Ecco la fregatura.

venerdì 28 febbraio 2014

ORDINARIE FOLLIE AL MASCHILE: Il chirurgo

Dicono da sempre che noi donne siamo delle pettegole. E perché smentire una delle più spassose occupazioni, quella di sparlare degli uomini? Certo, intendo quegli uomini che, nei loro impegni giornalieri, diventano follemente divertenti.

Ho raccolto diverse testimonianze e vorrei condividerle. Per cosa? Magari un sorriso in più o una conferma che gli uomini sono tutti più o meno uguali. Noi donne siamo nella stessa barca, anche se quella non la vogliamo condividere, però dentro di noi, con una certa consolazione, possiamo, volta per volta, proclamare:“Che fare, sono uomini!”

Il primo esemplare che ho scelto è IL CHIRURGO.
L’uomo al quale mi riferisco non ha studiato medicina, non l’aveva nemmeno in mente, magari fa l’operatore ecologico, come va di moda oggi, oppure gestisce un’azienda ma quando torna a casa, nel suo habitat, si mette all’opera. Non importa di quale genere, però lui sa che ha bisogno di un’assistente. L’operazione comincia con un’innocente «Sai dove è?». Qui bisognerebbe troncare la sua intenzione con un secco «No», però una delle pecche di noi donne è che siamo spesso delle “crocerossine” e ci piace tanto aiutare, specialmente il nostro lui, e pensare a come siamo indispensabili. Ripetutamente e senza deviazioni caschiamo nell’anello del programma maschile “cosa mi devo riempire la testa con queste inutilità”.

Così comincia il vero e proprio intervento con il suo «Portami … Tieni … Metti quello di là … Passami … ». Mentre sta operando tutto quello che non va nel verso giusto è colpa nostra. Non è che ci pesi perché, malgrado il lui in questione non ci ritenga autonome, continuerà comunque a richiedere la nostra assistenza, ad aver bisogno della nostra presenza. Ci mostra le sue competenze anche quando gli portiamo da bere e asciughiamo il sudore dalla sua fronte. Ci sono passaggi cruciali nei quali abbiamo la minima possibilità di cavarcela, una chiamata urgente e scappiamo o un piccolo incidente di percorso, come un ditino schiacciato. Non sul serio, quasi per finta. È una possibilità nella quale anche se noi saremo ufficialmente degradate ad incapaci potremo però essere medicate da lui, fasciate e, oso la visione massima, essere consolate. Tanto il nostro lui non vuole altro che essere protagonista in quello che decide di fare e per noi quel che conta è che sia finita. Dirgli che senza di lui noi non avremmo potuto farcela, pure con il dito fasciato, è doveroso.

Poi, dopo che abbiamo assistito il nostro chirurgo e, grazie a lui ovviamente, abbiamo appreso una delle sue lezioni, noi donne di solito lo finiamo il lavoro, tanto non se ne accorge, ha già in testa un'altra missione. È un uomo! 

venerdì 31 gennaio 2014

Quando metteremo a posto?

Si dice che grazie al social viviamo nell'epoca della condivisione e per questo andrebbe usato di più il “noi” al posto dell’“io”. Comunque c’è sempre il problema di quelli rock e quelli lenti (questa, ovviamente, è di Celentano, scusate sono una sua fan). Io ho l’impressione che la maggioranza sia composta dai lenti: non è che bisogna correre, basta un poco alla volta, riuscire a mettere le cose fuori al loro posto.
Non ci vuole neanche l’esagerazione dalla parte opposta, intendo l’ordine. Però quando si esagera con il casino diventa una cascata a domino. Ci si passa davanti tante di quelle volte, e si nota pure, ma si lascia lì. Poi succedono i disastri e si dice: “E sì, era da tanto tempo che quell'argine, margine, solco, impedimento, cedimento, obbrobrio e oscenità erano lì, lo dicevo io.”
Sì, sì, a parlare siamo capaci un po’ tutti, e a muoversi?
QUANDO METTEREMO A POSTO ?







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