venerdì 1 maggio 2015

Ora disponibile il nuovo ebook "Adesso, mi piace"

Sui maggiori store da oggi puoi scaricare "Adesso, mi piace" il mio nuovo ebook in collaborazione con Ludmila Gabusi


Particolare da leggere, senza bisogno del dizionario, e con uno dei protagonisti nel quale immedesimarsi. Uno stile, cresciuto forse come la gramigna quando con le radici della lingua slava l’autrice è arrivata in Italia. Qui il suo pensiero madre, un po’ per caso, un po’ per forza e pure volontariamente, si è integrato con la lingua latina.


La narrazione di “Adesso, mi piace” è fondamentalmente una storia di relazioni e comunicazione, di rispetto e considerazione dell’importanza che l’amicizia possiede. Ognuno di noi si trova nella vita a dover risolvere  delle questioni serie. Un giorno o l’altro ci troviamo in una situazione di quelle di cui sentiamo parlare dagli altri e nel nostro intimo abbiamo paura, pensiamo “spero che a me non succeda”. Eppure, inaspettatamente, qualcosa crolla e tutto è sprofondato.  Anche se pensavamo di riuscire a prepararci a situazioni simili, in quella che accade a noi ci troviamo mancanti e non riusciamo ad agire.


mercoledì 29 aprile 2015

Le follie al femminile - Ogni donna prima è una bambina

Là dove sono nata io il numero due era il numero perfetto. A pensarci ora sarà stata la volontà di non far sentire il povero gregge, quello che pascolava nella Repubblica Ceca di allora, senza possibilità di scelta. Vero è che si doveva seguire la corrente imposta dai cosiddetti “diecimila privilegiati “ – i detentori del potere - che però ti davano la possibilità di operare una scelta. Una per eccellenza era l’essere di fatto “dentro” o lasciarsi tagliare fuori. Detto così non ha lo stesso significato di come invece era inteso: o sei con noi o sei contro di noi. Più chiaro no? Nella vita di tutti giorni invece c’era un’infinita possibilità di attuare delle decisioni, ma per la maggiore era una o l’altra, due per l’appunto.

Io da bambina per merenda decidevo di andare in uno di tre negozi, credo con una preferenza giornaliera secondo l’appetito.

D’estate nella piazza non lontana da casa, in una pasticceria, facevano anche il gelato. I gusti erano due. Questo non perché si trattasse di una pasticceria o perché le gelaterie come tali non esistessero, ma ai tempi della mia infanzia il gelato artigianale era disponibile in un gusto cremoso e un altro fruttato. Camminando per strada pensavo al gelato e al gusto da scegliere, quasi decidevo ma appena entravo dentro la pasticceria invasa dai profumi di quell’inconfondibile miscuglio di odori di caramelle e pasticcini diventavo ancora più insicura davanti al colore naturalmente rossiccio e a quello giallino dei gustosi gelati alla fragola e alla vaniglia. Mi avrà segnata? Certamente. Nelle gelaterie di oggi mi devo mettere in seconda (!) fila per poter scegliere, con calma, in mezzo a quell’offerta infinita.

Sempre da piccola, se non avevo voglia di gelato, la scelta cadeva sugli ortaggi. In un negozietto di alimentari avevano due file, credetemi, di bottigliette di succhi. Una conteneva succo di mirtillo e l’altra di pomodoro.  Tutti e due dolci ma ognuno con la sua nota diversa. Frutta o verdura, questo era il grande dilemma della mia alimentazione dell’epoca.

La terza bottega era il panificio.  Non c’è profumo più inebriante di quello del pane fresco, e ci potete giurare che lo era, un profumo. Una volta entrata dove si fa o anche solo si vende il pane, mi travolge sempre. Allora negli scompartimenti di legno erano suddivisi, ovviamente, due tipi di pane e due di panini. Ognuno in due versioni di impasto, uno raffinato per la treccia del panino o per un tipo di baguette francese, l’altro  con farina di segale per il pane nero comune e, con l’aggiunta di cumino dei prati, per i fantastici panini. Non erano solo il profumo invitante del pane e la consolidata memoria del gusto, nella decisione pesava anche il fatto che contro una sola pallina di gelato mi potevo permettere l’acquisto di ben tre panini.

Alla fine la vincita stava tra le tre contendenti: gola, sete o fame decidevano per me. Che dolci e semplici i tempi in cui la scelta si poteva sempre ridurre a due, e quando queste riguardavano le sole problematiche come il cibo o il gioco.
Ma l’imparare a scegliere da bambina sarà servito a qualcosa alla donna che è diventata, no?

domenica 12 aprile 2015

Perché io e perché il mio blog


Ero una ragazza quando ho preso la decisione di venire a vivere in questo meraviglioso paese. Nonostante avessi una visione tutta mia del perché avessi scelto proprio l'Italia, la certezza che si rivelò invece giusta era quella di reinventare la mia vita. Io ero venuta in casa degli altri e quindi io mi dovevo adeguare agli italiani, al nuovo paese, apprendere le nuove abitudini, insomma, far diventare questo paese la mia casa, visto che questo era il mio intento.
Premesso che sapevo già qualcosa della mia nuova lingua, il suo suono musicale mi attraeva. Dicono che il ceco agli stranieri suoni come una lingua dura e io per vivere non avrei potuto che scegliere questo paese melodioso. Non immaginavo che il mio fisico si sarebbe ribellato e il mio cervello avrebbe sofferto per il continuo pensare nella mia lingua madre, il ceco, mentre dalla mattina alla sera non poteva sentire altro che nuovi input nella lingua acquisita, l'italiano. La sua bella musicalità aveva presto perso attrattiva con i gran mal di testa che mi venivano in risposta a questa forzata globalizzazione linguistica. Non c’era nessuno con chi parlare in ceco, non pensavo di averne bisogno, ma quella full immersion nell'apprendimento della nuova lingua si stava rivelando doloroso.  Pur non essendo approdata a Napoli, gli italiani per me parlavano con la voce alta, a differenza dei cechi più calmi ai quali ero abituata. In più la loro comunicazione comprendeva gesticolazioni corporee, per me un'estensione del linguaggio dei segni da includere. Insomma, i nuovi significati linguistici erano all'ordine del giorno, così tanti che la mia testa non reggeva. Trovavo rifugio davanti alla televisione, quando da spettatore passivo potevo continuare sì nella mia infiltrazione nella lingua ma senza una vera partecipazione. Seguivo i programmi o i film e con il passare del tempo trovavo sempre più soddisfazioni nel rendermi conto di quanto di più capivo del mondo che mi circondava. Poi, un giorno, i mal di testa erano spariti e un altro giorno mi ero resa conto di pensare in italiano …
Certo, tutto questo non è successo molto rapidamente, è stato un processo molto complesso e assai lungo il quale, dopo tanti anni, mi ha portata a prendere il coraggio di esprimermi attraverso la scrittura, di poter dare almeno una parte di quello che ho ricevuto. Condividere a volte aiuta.

Questa è la mia storia, quello che scrivo è dovuto ai miei due punti di vista. Dopo tanti districamenti nella vita quotidiana, personale o lavorativa che fosse, ho formato la mia lunga esperienza di due paesi, due lingue, due stili di vita, due modi di ragionare ed esprimere tutto questo a modo mio. Sono grata a me stessa per aver preso una decisione spavalda tanti anni fa. Mi ha arricchita, sono contenta di aver appreso l'educazione del rispetto e di aver seguito uno di quei bizzarri detti cechi che recita: “Se vuoi vivere con dei lupi devi imparare ad ululare”. E' solo un proverbio ma rende l'idea, credo. Se non l'avessi fatto non sarei contenta o sarei dovuta andare.  Resta solo di aggiungere che qui ho realizzato il mio sogno e, dicendolo all'italiana: “Io scrivo come mangio”.

giovedì 9 aprile 2015

T O R I N O

Sempre dritto e arrivi a Torino

Un viaggiatore tranquillo

Sempre più vicino
Certi scatti sono quasi d'obbligo

Come questo

e quello

Invece poi ci sono momenti che catturi al primo colpo

o ne fai una ventina e poi scegli quello che ti soddisfa

e poi ti viene regalato uno scatto così

dalla fortuna ?

Grazie Torino, buon ritorno a casa !



domenica 29 marzo 2015

Le follie al femminile - Dado e bullone

Il 29 è arrivato e omaggerò la migliore risposta alla domanda: "Qual è secondo te la Sostanza per la quale ti legheresti tutta la vita?". In regalo alla miglior risposta il mio libro “Hodobo, una volta c’era la chat”.

Per le Follie al femminile di questo mese ho scelto un video, con la mia libera e fantasiosa traduzione. Oltre a piacermi, il video contiene il significato di un legame solido di noi donne con un uomo che "ce sa fá" … con tutti i difetti che può avere, è la sostanza che conta. 


https://www.youtube.com/watch?v=xzi2vbGOJ7g

Mandrage - Srouby a matice


Bullone e dado 

Tra terra e cielo 
nel mondo intero
ne esiste uno nostro
e tu lo sai bene
là tra cielo e terra
mia adorata 
solo io poso privilegiare. 

I capelli tirarti, nel viso soffiarti
sotto la gonna sfiorarti e la mano mordicchiarti.
Farti la colazione e rubarti il cuscino
poi chiamarti scimmiottino.

Dare aria alla vasca, saldare i conti
con le botte difendere la tua reputazione,
attaccare i pensili e portarti dei fiori
avvitati, dado e bullone.

Tra terra e cielo 
tra luce e notte
l’inverno e l’estate
arrivano le ferite
posso da solo
bullone e dado forgiati
bullone e dado per sempre.