domenica 1 maggio 2016

CAPITOLO 10 La aiuto a togliere la sua maglietta

«Certo che hai fatto bene e io sono strafelice, ho il più grande figo della terra che diventerà mio marito, pensi che questo non valga un profumo!?»
Mara si infila un paio di jeans e mentre scendiamo le scale mi bacia ogni due gradini, giù si scusa: «Però mi dispiace, non volevo, hai preso proprio quello che mi piaceva!!»
«Il profumo si ricompera, se tu fossi una “esse-ti-erre”, sarei convinto che l’hai fatto di proposito!»
«Apposta? Come? Come facevo a sapere che mi avresti detto una cosa così grandiosa?»
«Infatti, lo so, ma tu saprai anche che questo profumo non se ne andrà via per un bel po’, si sarà impregnato dappertutto», poi mi infilo la tuta.
Lei comincia a preparare il tavolo e di colpo esordisce «Così anche quando andrò, rimarrà il mio profumo!»
«Appunto, era quello che intendevo.»
«Hahaha adesso ho capito! No, non sono maliziosa, non sono stron… »
«Lo so, a una “esse-ti-erre” non avrei mai fatto la domanda importante, e tu non te ne andrai più via, quindi tutto risolto!»
«Ma, la domanda importante dici? Hihih» va avanti la testolina beccandomi sul fatto.
«Hai ragione, mi hai colto impreparato, però l’avevo in mente» lei imbroncia il suo bel musetto e io: «Giuro,credimi, ora rimedio, ma ti prego prima dammi la possibilità di mettere qualcosa nello stomaco!»
Invece lei prima mi bacia, poi si dirige verso il frigorifero e cerca di tirare fuori ogni cosa possibile. La aiuto prendendo il pane «Guarda, è qui dove lo tengo.» Condisce i suoi preparativi con piccoli bacetti, quelli che da soli dicono “non dimenticare la portata importante”. Penso di poter mettere la sua ansia in sospensione con «Un’ultima cosa» e prendo la bottiglia di champagne fresco «Vedrai, ci vorrà un attimo e sarò di nuovo in forma!»
«Lo so, in un lampo, ah ah!»
«Non vorrai mica un marito denutrito?!»
«Lo hai detto?» Mentre mangia a piccoli morsetti io mi meraviglio di come faccia a non divorare il cibo dopo tutto il movimento di stanotte e i suoi salti sul letto di poco prima. Contro la mia abitudine le rispondo con la bocca piena «Sì, l’ho detto, ma aspetta» mi alzo e vado a prendere la mia valigia che avevo lasciato nell'atrio al nostro arrivo. «Intanto questo è per dimostrarti che l’intenzione a brindare con te c’era» e tiro fuori la mia bottiglia francese dal fondo della valigia. Dal suo tono di voce pare titubante «A quanto sembra...» però, sorridendo, aggiunge «Sarai abituato a brindare» rivolgendo un’occhiata alla bottiglia sul tavolo, presa prima dal frigorifero.
«Sì, amore mio con i tuoi piccoli artiglietti, come tu ben sai io ho Nica, e lei invece sa cosa intendo io quando la chiamo prima di tornare a casa.»
«Va bene, scusa, non intendevo dubitare delle tue intenzioni.»
«Scusata ma fidati, io sono suscettibile a certe affermazioni anche perché...» intanto vado a prendere la bottiglia dal tavolo, quella che è stata tenuta al fresco, «Ora aprirò questo vino e tu prenderai questi due bicchieri» indico un oggetto alla volta «E poi con tutto te ne andrai buona buona di sopra, accenderai la musica e mi aspetterai. Puoi farcela?»
Mi guarda, forse sconcertata dal mio tono autoritario. Come godo quando riesco a spiazzare qualcuno, pure il mio amore, che risponde solo «Sì, certo», raccoglie tutto e poi comincia a salire lentamente le scale. Prima di arrivare in cima si gira e dice «Prima metto a posto i vetri per terra» perché si sa, le donne intuiscono, magari non al volo, ma quando ci arrivano devono fare un po’ finta. Le spiego quasi urlando dove dovrebbe essere tutto l’occorrente e le raccomando di stare attenta.

Metto il cibo nel frigorifero e tutto il resto sta dov'è. Ancora un paio di cose e poi quella importante, ci vuole un po’ ad aprire il mio nascondiglio e trovare quello che ho in mente. Sento la musica, ora posso spegnere le luci e salire per raggiungerla. Sono tranquillo, sono convinto, perché tanto la parola l’ho detta e il resto è solo una formalità, però si sa, le donne ci tengono.
Il mio splendore mi sta aspettando sul lettone con un’aria impacciata che vorrebbe sembrare indifferente ma a me non la fa. Anche se sento di nuovo della tenerezza verso di lei questa è un’occasione che non posso lasciarmi sfuggire. Mi siedo dall'altra parte del letto e metto in piazza un “innocuo” discorso, tanto per far salire un poco la tensione, perché questo momento nella mia vita sarà irripetibile, non accadrà mai più, questa è la volta buona, lo so e quindi ci vuole un po’ di buona regia.
«Ti piace la casa? Adesso che hai visto anche la cucina come ti trovi?»
«Mi piace tantissimo, mi sento molto bene.» Raccoglie le ginocchia avvolgendole con il proprio abbraccio. La sua piccola insicurezza la rende dolcissima.
«Non sei più tanto allegra, sei stanca?»
«Sì sono stanca.» Spero che in futuro non mi faccia pagare questa piccola tortura, come dicono le leggende metropolitane sulle mogli che non si devono far arrabbiare per non istigarle alla vendetta.
«Anch'io, forse sono rilassato.» Sì, sono un maledetto calcolatore, so benissimo che a una donna, mentre aspetta qualcosa di importante, parlare di rilassamento fa l’effetto contrario «Allora ci vuole un dolce per tirarci su» aggiungo ancora, perché penso che dirla tutta e subito sarebbe banale, infatti con la mia previsione lei continua ad avere il broncio, come per dire “potevamo farlo pure di sotto, a che servono altrimenti la musica e lo champagne fresco?”. La mia ragazza deve avere i suoi sogni realizzati, lei non dovrà avere la mancanza di quel qualcosa che potevo fare per renderla felice. Il mio compito di adesso è quello di creare un degno ricordo.

Allora mi alzo, come indifferente, e le dico «Forse sono K.O, non so se ce la faccio ancora, sai?» e mi giro per nascondere un mio sghignazzo sul suo «Anch'io, amore.» Vado fuori dalla camera dove ho lasciato un vassoio e torno indietro per sfoderare la pasticceria rimasta in fondo al frigorifero durante lo spuntino «Ti vanno questi dolcetti?» Non l’ho divertita, peccato, è giù di tono, fa niente. Sono bastardo, dicono che ho questa componente, ma altrimenti come riuscirei a concludere gli affari con altri bastardi? Non c’entra, è vero. Mara rimane educata, tranquilla, ma sono sicuro che un certo pensiero la turbi.
Le do un pasticcino in bocca, appoggio i dolcetti sulla panca e prendo la bottiglia per andare dalla parte opposta del letto «Per favore puoi passarmi i bicchieri?» le faccio un'altra domanda irrilevante, tanto perché lei si giri, così posso approfittarne per prendere dalla mia tasca quello che aggiungerò al nostro brindisi. Quando mi passa il bicchiere ci vuole un po’ di destrezza e per riuscirci chiedo a Mara di tenere il suo bicchiere. Rovescio il vino, appoggio la bottiglia a terra e mi allungo verso di lei per fare “cin” ma non è ancora il momento giusto. «Tu lo sai con chi ti stai legando?»
«Sì, Dobias, io ti amo.»
«Ottima risposta, ma non basta.» Forse Mara, adesso, è disorientata ma è sempre lei quella che mi fronteggiava da spavalda nell'albergo dove l’avevo trovata con un contratto assurdo in mezzo alle mondane. Continuo a tirarla, non per farla arrabbiare anche se potrebbe mancare poco, ma io devo sentire qualcos'altro. «Ho un uomo desiderato sicuramente da tante donne», sottolinea lei, «Ma qui ci sono io» spiega piano ma consapevolmente, io aspetto ancora.
«Ci sono non perché mi hai salvata a Trento ma per come lo hai fatto» fa il suo piccolo sorsetto e aggiunge poi: «Non credo esista un altro uguale a te e per questo io ti voglio, io ti amo, e questo a me basta.»
Accidenti a me, lo ha detto, proprio quello che volevo sentire, lo sapevo, esulto nella mia mente e al mio amore dico «Sei un mito, è per questo che ti voglio, mi piaci da morire e ti amo anch'io» apro la mia mano sopra il suo bicchiere e faccio scivolare giù la collanina di mia nonna «Mara, vuoi diventare mia moglie?»
Per le scintille riaccese nei suoi occhi farei pazzie, seppur ho temuto per un istante impercettibile che pure lo champagne facesse la fine del profumo, per il modo in cui si è alzata di scatto e ha pronunciato con fermezza un «Sì» forte e chiaro, come l’accettazione di un incarico da un grande ufficiale. Convinta della sua felicità, finora soppressa, dà sfogo a una riserva infinita di lacrime. Pure io sono felice anche se mi sento, ma solo un pochino, in colpa per essere soddisfatto sull'esito della mia regia. Le asciugo le lacrime con il lenzuolo «Perché, piccola, non era chiaro già da un bel po’, anzi direi subito dall'inizio, che dovevi essere mia?»
«Sì, ma così è cristallino» piagnucola ancora e io, per quello che le sto per dire, so che sto affondando, senza salvezza e definitivamente, nel mondo di una femmina, ma non ho scampo.
«Ok» prendo un respiro e continuo «Ora è ufficiale, io sono assolutamente serio, quello che ho detto l’ho detto perché sono convinto. Non l’ho mai pronunciato e anche se ci conosciamo da poco tempo io so la cosa più importante, quella che conta», prendo ancora un respiro e lo dico «Sono innamorato di te, per me è la prima volta e so che voglio stare con te, solo con te.» Un altro respiro e puntualizzo ancora «Quello che ci siamo detti oggi è importante ma io voglio fare le cose per bene e voglio che tu finisca prima la tua università, questa è la mia unica condizione ma questa catenina è il mio impegno serio, era di mia nonna».
In un primo momento, dopo l’“O.K” sembrava si stesse calmando, alla parola “innamorato” gli occhi però erano diventati lucidi, con la parola “università” sono ricominciate le lacrime, arrivato alla “nonna” era tutto un singhiozzo che interrompeva le sue parole «Come fai a capire sempre tutto, come fai a dire qualsiasi cosa così perfettamente?» Boh cara mia, le donne credo di conoscerle bene (dico nella mia mente), con lei invece cerco di essere cauto «Lo dici tu, perché mi vedi con gli occhi dell’amore, ed io me ne sto approfittando prima che saltino fuori i miei difetti.»
«Ma come fai a dire di avere difetti? Tu sei unico» e giù, ancora pianti.
«Hm certo, per te è come deve essere, e basta piangere se no dubito che non sei felice!»
«Sono felice, sono felicissima, ti amo da impazzire e facciamo tutto come vuoi tu!»
«Allora te la metti o no la catenina?» Cerco di smorzare i toni con voce scherzosamente decisa.
Mara prende la catenina dal bicchiere che tutt'ora teneva, giustamente, come una reliquia, anche se la nonna sta benissimo e mi viene da pensare a come saranno tutti sorpresi, specialmente lei alla sua età.

«Questo oggetto è una cosa sicuramente molto importante per te, è di famiglia.» Un altro singhiozzo «Come lo sarai tu, dai, basta» e la aiuto a metterla.
Si asciuga le lacrime e si alza per andarsi a specchiare.
«È veramente molto bella, grazie Dobias.»
La raggiungo per baciarla, lei è molto dolce e tenera, sembra un pulcino ritrovato fuori casa in mezzo a una pioggia salata. Le accarezzo la testa, i capelli, la bacio sulle palpebre. Lei mi ricambia con baci quasi timidi e fa riapparire il ricordo di quando affondava nella poltrona di quell'albergo vedendomi per la prima volta nudo. Era un secolo fa, adesso la mia biondina ha un cacciatore che sbrana chiunque si avvicini a lei.
Ho voglia di fare l’amore. Mi spoglio davanti a lei e la aiuto a togliere la sua maglia per farla rimanere nel suo intimo nuovo e con la sua collanina. Stringo Mara vicina a me, la tengo stretta a lungo, la voglio, per sempre. Nell'aria si sente il suo quasi profumo. Descrivo il suo viso con le mie dita «Io ti amo amore mio». Lei si spoglia da sola e io, come per darle protezione, la stringo di nuovo a me, cerco di essere tenero e delicato. Lei mi asseconda, è un’amante perfetta, quella giusta da sposare. Voglio darle il massimo, voglio farle sentire la mia forza su cui potrà contare.


Quando

Quando la smetti di mandare giù
le bracciate piovigginose
delicatezze difettose  
patimenti rimandati
come se la secca non esistesse più
esci dal tuo schema
fuori dal tema
troppi specchi guardati
il sole lo devi cercare
e piantala di navigare

giovedì 28 aprile 2016

Non c'è niente da spalmare




Il 29 gennaio con l’avvicinarsi della festa di san Valentino vi invitavo caldamente a baccagliare e comunque rimescolare le carte dove serviva, il 29 febbraio trattavo il primo bacio, il 28 marzo ero scocciata con le donne che non ci sanno fare, per così dire, e oggi, il 29 aprile, (tanto ormai ho preso questa rotta) mi occuperò dell’ubriachezza.

Sarebbe ora, visto che siamo in piena primavera, di aver fatto un buon lavoro ed essersi fondati nell'amore. Preferibilmente in quello che ci fa sballare. Quello in cui non si capisce più niente e si rischia perfino la propria incolumità. Ho visto pure degli uomini non riuscire più a camminare giusti per strada, continuare a inciampare e credetemi che era per quel motivo. Praticamente sbattere la testa contro un lampione e farsi quasi investire. Questi sono i sintomi di uno sballato a dovere. Purtroppo al giorno d’oggi questo tipo d’uomo scappa, travolto dalla paura di impegnarsi.

Le donne invece, ahimè. Le donne innamorate vanno per la strada e sorridono. Le donne innamorate lo comunicano a tutto il mondo. Sono così ubriache dal fatto che parlano, sparlano e la raccontano a se stesse, in primis, alle amiche, anche quelle non considerate, alle colleghe di lavoro, al panettiere, al parcheggiatore fino a ieri antipatico. Tutto con gesti e modi propri notevolmente ammorbiditi. Solo dalla parrucchiera si dice a parole chiare (si sa, è quello il luogo), lì si sviscera tutto mentre si apprendono i consigli degli esperti sul fatto di essere l’unica sopraffatta da questo sentimento. Tutto molto bello nella coppia dove un uomo è rimasto a godersi lo spettacolo dei movimenti che accadono da un momento all'altro nella vita, dove insomma tutti e due sono ok. Quell'ubriachezza assente dall'alcool.

Invece quella dove birra, vino e vodka scorrono a fiumi è quella del menzionato fuggitivo che si lancia nella solita bevuta con i compagni di pub, perché tanto si sa che l’amore a lui manca. Intanto le donne si buttano a bere in una disfatta solitaria a casa, condendo il contenuto con le lacrime. L’ubriachezza di un innamoramento andato a male è triste. Non si sparla allegramente, si rimane per lo più taciturni o al massimo si diventa dei noiosi ripetitori di frasi incompiute ai compagni di tavolo che per liberarsi del fardello continuano a ‘tracannare’ a loro volta. Quando si dice compagni di bevute.

Le donne intasano il telefono con la malcapitata di turno rischiando un corto circuito. Nella lingua ceca questo stato s’indica come “essere spalmati”. Il dizionario italiano traduce: Stendere una sostanza sul proprio corpo o su parte di esso come una pomata sulla ferita.”
Una coincidenza imprevista tra le due lingue, specialmente se si tratta di modi di dire. Sarà perché anche le conseguenze dell’amore sono universali. Il brindare sull'amore felice è facile. Per quello infelice si trova rimedio nello spalmarsi fino alla sbornia, con il mal di testa che a volte supera quello del cuore.

Un augurio a tutta primavera alle donne, che trovino quello giusto, e all'uomo che non lascia ferite di avere quell'unica, fantastica che gli piace da morire.

mercoledì 13 aprile 2016

PER VOI DA VOI



RINGRAZIO tutti i “miei” amici per fare parte della mia nicchia, il mio circolo pubblico, aperto comunque a tutti.
Grazie a due giornate intense che ho vissuto il 7 e l’8 aprile ho avuto la piacevole scoperta di quanto il gruppo di amici virtuali si stia avvicinando, seppur ancora timidamente, al numero degli amici reali, nel senso di quelli a cui posso stringere davvero la mano.
A voi che condividete, seguite o semplicemente osservate la mia passione di scribacchina devo i miei ringraziamenti. Sono al terzo anno con le mie rubriche del blog # Scrivo come mangio # e quando ricevo una richiesta, che ovviamente mi onora, di scrivere qualcosa nello specifico non posso che esaudirla.
Quindi da oggi la mia rubrica mensile di “ogni 29 del mese” in cui, dopo le follie al maschile e al femminile degli anni precedenti, continuerò a fare un viaggio tra italiano e ceco,  dal mese prossimo sarà affiancata dalla rubrica “PER VOI DA VOI” il 13 di ogni mese, che tratterà argomenti da voi richiesti.

Continuate a contattarmi tramite la mail veronicapetinardi@gmail.com con i vostri suggerimenti e critiche, consentitemi il tempo per rispondervi, lo farò molto volentieri.
A tutti voi un augurio per una buona giornata del 13, che sia fortunata per voi come lo è per me, rappresentando il vostro crescente affetto.

Con una virtuale stretta di mano,
Veronica


martedì 5 aprile 2016

Venerdì 8 aprile alle ore 18:00

Presentazione del libro 
Hodobo, una volta c'era la chat
Con l'anteprima dell'e-book
Adesso, mi piace 

Casa del Quartiere di Barriera Milano
Via Agliè 9
10 154 Torino 


https://bagnipubblici.wordpress.com/contatti/

Giovedì 7 aprile alle ore 19:45

Expo onirico con racconti della scrittrice e blogger Veronica Petinardi.
Sonorità pop swing Dj Moreno. 
In collaborazione con NUOVASOCIETA quotidiano on line e il periodico TURIN IS TURIN.
Interventi a sorpresa. 


Caffè Del Progresso
Corso San Maurizio 69/B 
10124 Torino




sabato 2 aprile 2016

Adesso, mi piace CAP 9

CAPITOLO 9 - UNA FAME ENORME 

Dev’essere ormai notte fonda. C’è buio dappertutto ma sento il respiro di Mara e il suo corpo rannicchiato vicino al mio. Mi muovo leggermente e lei mi chiede se sono sveglio.
«Forse, chi lo sa.»
Lei domanda bisbigliando «L’importante è se sei riposato.»
«Te lo saprò dire tra un po’, perché parli piano?»
«Non so, magari ti vuoi riaddormentare.»
«E tu che fai?»
«Ti aspetto.» La luce, seppur dalla piccola lampada, ha l’effetto di un faro.
«Tu hai dormito?»
«Penso di sì.»
«Curioso, ti sei alzata?»
«Solo una volta, per andare in bagno, e ho svuotato la vasca.»
«Adesso devo andarci io e poi scendiamo a mangiare qualcosa, ti va?»

Prima di rientrare in camera prendo i due borsoni e poi apro le ante. Lei è rimasta nuda e, visti i suoi vestiti per terra nel bagno, sarà meglio che si metta addosso qualcosa.
«Qua ci sono le tue borse.»
«Sì, grazie.» è seduta sul letto avvolta nel lenzuolo e indica: «Quella verde».
«Tutte e due sono tue. Nell’altra ci sono le cose che ti ho portato dalla Francia.»
«Regali!? Per me!? Tutta una borsa per me?» esclama mettendo in disparte la sua borsa.
«Ho solo trasferito i miei pensieri a qualcosa di reale. Immaginavo come ti sarebbero stati e mi sembravi più vicina.»
«Posso guardarle subito?» Fa scivolare tutto il lenzuolo ma non se ne cura.
«Certo, guarda pure.» Lei svuota tutto il borsone d’un colpo sul letto, come una bambina, e così pure la sua reazione.
«Grazie, grazie, ma è tanto!!!»
«Ma tu ringrazi prima di vedere?» Faccio l’adulto divertito.
«Certo, so già che sarà tutto bello, lo hai scelto tu, e poi mi hai pensato tanto!» L’entusiasmo proprio non le manca.
Mi dà un bacio e, se non fosse per il bisogno primordiale, non le lascerei toccare niente di quella borsa. Comincia a tirare fuori jeans, magliette, una sciarpa e ride. Ammira un pezzo alla volta decantando a turno le mie scelte.
«Tu sai bene tutte le mie taglie, i miei colori, e hai un gusto fantastico!» Questa sua scoperta mi fa tenerezza, ricordando come si vestiva. Con i miei piccoli aiuti prima di partire per la Francia ha fatto già dei bei progressi. Infatti Mara si mette a ridere quando trova la nuova camicetta.
«Insomma la mia non ti è proprio piaciuta?!» tornando al ricordo di Londra dove le avevo fatto cambiare la sua camicetta con una maglietta in una discoteca.

Finalmente trova la biancheria intima e se la mette subito addosso, era già veramente il caso, il mio stomaco sta reclamando del cibo italiano con veemenza ma devo ancora
resistere. Ho una certa esperienza del mondo femminile, le attenzioni e gli straccetti sono importanti, anche per la mia ragazza che comincia a farne l’uso appropriato.
Io paziento, con ancora l’accappatoio preso prima in bagno che riassicuro sui fianchi, e mi siedo sul letto vicino a lei. Per le fondamenta del nostro rapporto cerco di non assecondare la mia fame e osservo il suo modo di fare. Confido in una specie d’investimento per il futuro ricordando uno dei consigli di mio padre: “Rispetta il superficiale femminile e lei ti ricompenserà con la solidità del suo affetto”.
Mara accarezza ogni regalo come se fosse una reliquia e continua a ringraziarmi, abbracciarmi e baciarmi, menomale che si è messa addosso anche una maglia. Il mio stomaco reclama sempre più forte.
«Andiamo a mangiare qualcosa» mi faccio sentire anch’io.
Nello spostare il borsone vuoto dalla sua tasca laterale, non la ricordavo più, spunta la scatoletta di profumo. So che le era piaciuto quando provava le diverse fragranze in una profumeria di Londra e nell’attesa del mio volo l’avevo trovato all’aeroporto di Parigi.
Mara osserva la boccetta, gira la sua testolina a destra e sinistra, non dice niente, sorride solo, poi mi guarda e sentenzia «Tu ormai sai tutto di me e non ti sfugge niente, pure questo ti sei ricordato!»
«Sì, ti ho pensata, tanto, direi sempre.» Faccio una pausa ma tanto vale che glielo dica subito, ormai sono partito «Amore mio, sono preso da te, mi sei veramente mancata e, come vedi, ho continuato a pensarti.»
Mara tiene il profumo ancora nella mano ma è emozionata «Così non me lo ha mai detto nessuno.»
«Almeno in qualcosa sono il primo.»
«In tante cose, che tu non ti immagini nemmeno… mi sei mancato anche tu e tanto, tutti i giorni! Sono felice… insieme a te, adesso… qui»
«La prossima volta vuoi venire con me a Reims?»
Mara passa il profumo da una mano all’altra.
«Non so il francese.» Avverto un filo di delusione, come se si aspettasse una richiesta più esplicita.
«Infatti non mi servono le tue traduzioni.»
«Allora cosa?»
Le donne, di solito, ci girano attorno, non fanno domande dirette, perlomeno non le donne che sanno di essere belle, ma Mara è venuta da un altro mondo.
«Così risparmio sulle telefonate?» Faccio una domanda sarcasticamente vigliacca al posto della risposta.
«Solo per quello!?» La sua delusione non è più velata.
«No, perché così ti tengo vicina a me.» Torno a fare l’uomo.
«Se no?»
Scaccio il pensiero sul gioco già fatto, la mia volontà mi porta a pensare solo ai momenti belli passati da poco e la visione della mia dispensa mi obbliga ad arrivare al dunque.
«Potrei avere problemi a stare troppo lontano da te.»
«Tu lontano da me!???» prolunga inutilmente la domanda.
«Sì.» Insisto nell’essere serio.
«Allora sposami!»

Tombola, battermi sul tempo così! In Francia sopportavo malamente la sua mancanza e infatti nella testa avevo cominciato a giocare con l’idea. Però rimango stupito davanti a me stesso quando ora mi sento pronunciare:
«Sarà meglio.»
La sua reazione in quanto a spontaneità non lascia un dubbio. Mara salta in piedi sul letto con le braccia sollevate in alto e il profumo, fino all’istante prima tenuto nelle sue mani, ora in aria esegue un giravolta come fosse una trottola e poi, inevitabilmente in picchiata, si precipita e trasforma la boccetta in schegge, come dei pezzi ghiacciati, fracassata per terra, tutto il suo interno perso, credo ovunque. La fine di un singolare evento è accompagnato dall’assordante grido della mia lei: «Hai detto che mi sposiiiiiiiiiiiii!!!!!!!!!!!!!!!!!!!»
«Sì, l’ho detto» rido, liberato dalla tensione grazie alla dipartita del profumo, poi aggiungo: «Ma non so se ti ho fatto bene» guardo i pezzetti di vetro sparsi per terra.
«Ti amo, hai fatto benissimo!!!»
«Anch’io ti amo ma sono preoccupato per i tuoi piedi e ho una fame enorme!»