30.9.16

29.9.16

Più che una carezza


Tutta la paura è svanita dopo il tragitto dall’aeroporto al centro di Praga, quando l’addetto alle chiavi mi consegna il mio mazzo, parlando benissimo inglese e benino l’italiano. Sono a casa.
La vista dei tetti praghesi è davvero spettacolare, la città delle cento torri. Sono così in alto, come se tornassi di nuovo tra le nuvole per allontanarmi mille chilometri, indispensabili per non pensarci più. Non c’è nessuno da ricordare. Prima qualche motivo per restarci c’era ma poi sempre meno. Alla fine è rimasto solo il mio amico Giò, proprio lui, l’unico dispiaciuto per la mia partenza. Come d’abitudine ho scelto la strada più complicata. Partire, non incontrare più nessuno di quelli che facevano parte del mio mondo a Torino. Il mio bisogno superava tutte le incombenze, compresa quella di dover studiare una lingua insolita. I documenti non sono stati una passeggiata, pure il registro casellario. Tutto, bastava andarsene.

“Stai scherzando?” le chiedo, e lei ride. La mia compagna di stanza Stefania, emiliana, ha in comune con i cechi gentilezza e disponibilità. Ma in questo momento non capisco il suo entusiasmo per questa usanza ceca a dir poco bizzarra. “Tu devi socializzare di più!” risponde lei.
Per me Pasquetta è un ricordo indelebile, con una coperta in mezzo al prato, salame, uova. Negli ultimi anni tanto vino e ballare al ritmo dell’autoradio con chi stava in piedi.
“Ma guarda che qui si fa così, credimi, dappertutto” insiste la mia coinquilina “Anche per le strade di Praga, meglio se vieni con noi!”
“Con una tuta da astronauta” obbietto ancora io e lei mi riassicura un’altra volta dicendo che tanto si tratta solo di un gesto. “In verità” esclama ancora lei “Devi più che altro lasciarti accarezzare” e ride ancora.
“Bell’accarezzare con una frusta in mano, ha un po’ di Halloween” cerco di smorzare il suo entusiasmo per una cosa assolutamente da fare e secondo lei unica.
“No, no, è diverso, le uova sono un ringraziamento per chi ti vuole omaggiare con la carezza del rinnovamento, ha il potere di equilibrare lo stato psicofisico!” Stefania continua come una macchinetta “In più è la dimostrazione dell’interesse per te!”
“Sarà, io preferirei un buono per un centro benessere.”
“Ancora queste abitudini preconfezionate!” Con Stefania ho in comune la volontà di stare lontana dall'Italia. Nel suo caso è una sfida, perché non vuole entrare nell'azienda di famiglia con un destino tracciato al subordine. Al contrario di me lei è allegra, io vengo presa per una musona ma in realtà sono riflessiva. La volta che non ci ho pensato è successo il fattaccio, sono andata via, allora a piedi, non  da sola. No, non ci voglio più pensare, sono a Praga. “E va bene, andrò a questa festa” con Stefania e Pavel mi lascerò frustare e regalerò le mie uova decorate, rigorosamente sode a colui, se mai ci sarà, che deciderà di rinnovare perlomeno il mio spirito.

“Ahi” un pizzichino ha trapassato pure i jeans. Dallo spavento faccio cadere il sacchetto di plastica con le mie uova. Un pizzico, la faccia di lui, le uova a terra. Mi accovaccio subito per raccoglierle, voglio nascondere l’imbarazzo, inutilmente.
Ho la sua mano sopra la mia.
“Aspetta, ti aiuto” dice la voce di quel ragazzo stramaledettamente bello. La mia giornata artistica è andata. Sarebbero state dieci uova, avessi ascoltato Stefania. Perché farne così tante con i colori di fondo, poi i disegni, le asciugature di mezzo? Le chiedevo il senso. Stefania era convinta nella probabilità dei numeri. Con le tre che avevo, qualsiasi eventualità l’ho ridotta a zero, tutti i gusci sono rovinati.
“Non importa”, dice il bellissimo “Se ti va, le prendo tutte”
“Sì certo” sarà abituato a sentirlo anche da una musona quasi ammutolita.
“Ah scusa, mi chiamo Honza, tu?”

Meraviglioso incontro, meraviglioso ragazzo, meravigliosa città. Tre mesi fa, il giorno di Pasquetta.
Manca solo un mese alla fine dell’Erasmus e io parlo ceco come una bambina d’asilo praghese, gli altri esami li ho fatti quasi tutti. La mia università è nel cuore della città ed è facilissimo raggiungere a piedi tutte le mete turistiche più famose. All'inizio quando potevo andavo a vedere l’orologio. Ogni ora i 12 apostoli passano attraverso una finestrella della torre e alla fine lo scheletro suona. Da lì tutte le viuzze portano al ponte Carlo, quello con le statue e pieno di artisti. Il fiume Moldava passa in mezzo alla città come il Po a Torino, non più un ricordo tanto doloroso. Ci sono Honza e le passeggiate nel parco in riva al fiume, anche se ho scoperto che le faceva per me. Preferisce andare in bici, altrimenti è sempre in macchina, come Giò prima dell’incidente.

Le giornate di sole sono sempre di più, come le ore di Honza vestito in giacca e cravatta. Dice che ha un progetto da finire con una multinazionale tedesca e con i termini non si scherza. Così è sempre più irritabile, forse andremo a vivere a Monaco di Baviera. Le prime litigate sono cominciate per la mia parlata ceca, io con lui posso comunicare anche in tedesco, ma lui dice che cambia poco, la mia pronuncia è un disastro. Parliamo in inglese, gli propongo, lui mi sbatte in faccia che noi italiani per le lingue siamo proprio delle cime, e io so che il suo sorriso è sarcastico. Lui è bello, potrebbe fare il fotomodello ma forse sarebbe peggio. A volte mi chiedo come mai, come mai me. “State bene insieme” dice Stefania, la sua pronuncia va più che bene, il suo Pavel glielo dice sempre.
“Secondo te dovrei far brindare da solo l’amministratore delegato crucco dopo la firma della fusione solo perché è il tuo ultimo giorno di università?” Honza usa il sarcasmo sempre più spesso. E’ pomeriggio, mi si stringe la gola con la sua superiorità che mi sbatte davanti, solo perché è pieno di soldi. Nella notte tarda ricevo il suo messaggio “Here is super” e per me diventa una nottataccia per arrivare ad un mattino, tardivo, successivo a una sbronza solitaria. 
Richiamo quel numero insistente dalle chiamate perse e una voce distaccata, del mestiere, mi comunica la sua definizione di vita spezzata.

Ancora le cento torri, non so se dall'aereo si possano vedere tutte, so che ci sono e so che non le conterò più. Poi le Alpi e poi Milano, la prima destinazione disponibile per poter abbandonare la disperazione e riavvolgermi nell'italiano. Ringrazio un signore che mi aiuta a prendere le mie valige dal tapis roulant, sembrava che non sarebbero arrivate più.
Fuori, nel parcheggio, spero nella pazienza di Giò.



27.9.16

Buon compleanno Google!

Google compie maggior età e festeggia negli uffici di Usa e Italia, Australia, Cina continentale, Hong Kong, India, Indonesia, Giappone, Malaysia, Nuova Zelanda, Singapore, Taiwan, Thailandia, Kenya, Ghana, Nigeria, Senegal, Sudafrica, Uganda, Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Ireland, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Portogallo, Federazione Russa, Slovacchia, Spagna, Svezia, Svizzera, Ucraina, Regno Unito; 
l'anno prossimo toccherebbe alla Corea del Sud; 
un anno dopo ancora i festeggiamenti in Giappone, Nuova Zelanda e Thailandia :) 
Buon compleanno Google !



23.9.16

Osservazioni ascoltate


Mostra di pittura personale di Michela Bartaletti con scritti originali di Veronica Petinardi
Dal 23 settembre al 13 ottobre è aperta al pubblico dal lunedì al sabato, dalle 10 alle 19 ai Bagni pubblici di via Agliè 9, Torino

... Il viaggiatore era intimorito, nessun ricordo del Mare lo poteva rassicurare, allora si mise a ragionare, “Non cambia se fuori è tutto nero”, pensava “anche quando si chiudono gli occhi diventa tutto inscrutabile”. Si consolava così e poi sentì la mano, probabilmente di uno dei due marinai, che gli passava la corda davanti al collo, sicuramente perché non vedeva, e capì di legarsi bene attorno e non muoversi da lì. Appena lo fece il suo angolino divenne traballante, allora chiuse le palpebre. Il suo buio era la sua scelta, non era la natura che aveva annerito tutto attorno a lui, era lui che non voleva vedere niente.
Il ballo della barca aveva cominciato ad addolcirsi e divenne un dondolio, come stare dentro un’amaca appesa tra due alberi, in un bosco ombroso, di sera. Il viaggiatore rievocava le Illusioni visive, la sua mente richiamava i colori davanti ai suoi occhi, di quando prima passava in un sentiero dove sentiva il cinguettio degli uccelli. Ormai saranno andati a dormire, si spiegava, certo, sta diventando sera.
Un’ondata improvvisa con un colpo forte sbatté il viaggiatore fuori dal suo bel sogno. Cominciò a fischiare un vento fortissimo e la calma che si sentiva a fino poco prima era sparita.
Doveva aprire gli occhi per forza! Era frastornato, stava pensando ai Fiori, al bosco, al dolce cullarsi sull’amaca quando venne spostato, con le onde sempre più forti, da una parte all’altra dentro la barca, per fortuna era legato.


14.9.16

Osservazioni ascoltate


       Mostra di pittura personale di Michela Bartaletti
          con scritti originali di Veronica Petinardi 

            Inaugurazione giovedì 22 settembre 18:00 

            Ai Bagni Pubblici di via Agliè 9, Torino                       Casa del Quartiere di Barriera di Milano


 Io volo sopra di voi sulle mie ali vi  osservo con il mio occhio attento, la  natura nella quale vi muovete e qualche  volta preferisco planare sull'immensità  dell'oceano.
 Sento i battiti dei vostri cuori e nel  mio petto è forte la speranza per il  vostro unisono dell'amore.        
Ascolto le vostre emozioni dominanti in questi ultimi tempi e le mie osservazioni rimangono impresse, io volerò ancora sopra di voi e quando mi fermerò su di una montagna, rifletterò sul vostro andare.
          Io sono Horus e vi vedo da sempre.



13.9.16

Osservazioni ascoltate

 "Osservazioni ascoltate",  in anteprima per voi un assaggio del mio ultimo lavoro in occasione della mostra di  Michela Bartaletti


Io volo sopra di voi sulle mie ali, vi osservo con il mio occhio attento, la natura nella quale vi muovete e qualche volta preferisco planare sull'immensità dell’oceano.
Sento i battiti dei vostri cuori e nel mio petto è forte la speranza per il vostro unisono dell’amore.
Ascolto le vostre emozioni tanto forti in questi ultimi tempi e le mie osservazioni rimangono impresse, io volerò ancora sopra di voi e quando mi fermerò su di una montagna, rifletterò sul vostro andare.
Io sono Horus e vi vedo da sempre.


12.9.16

Primo giorno di scuola.



Mi ricordo ancora il primo giorno di scuola di mia figlia.
Terribile, ansioso, triste. Per me, ovviamente. L’ho accompagnata con tutte le preoccupazioni del mondo, dentro di me, come se andasse in guerra o nella tana del lupo. La mia piccolina, lasciarla da sola, in un ambiente estraneo, ma cosa le faranno? Poi io ero una mamma fortunata perché stavo a casa, mi chiedevo “Che farò ora”?
Il tempo, per il primo giorno si trattava di un inserimento di due o tre ore, per me era infinito con pensieri continui. Magari lei ha bisogno di qualcosa, magari io mi sono dimenticata qualcosa. Intanto vagavo per un centro commerciale alquanto esiguo, parlando di una quindicina di anni fa, da bastare per un tempo così lungo e la manciata di negozi l’ho visitata diverse volte. Alla fine ovviamente sono sopravvissuta, grazie alla mia studentessa concreta, mentre io sono rimasta quella con la fantasia.
Voi mamme e mammi di oggi, coma la vivete?

10.9.16

Oggi è il 10 settembre, dicono,


per me non ha importanza, io alle date non ci bado, ma faccio caso alle persone che incontro.    A volte da lontano mi sembra di vedere una delle mie due persone care. Mi precipito in avanti e mi devono seguire perché è con loro che voglio stare. Per me conta stare con chi mi vuole bene. Dicono che noi vogliamo bene a prescindere. Non è vero, a qualcuno di più e qualcuno di meno, qualcuno ci è solo simpatico e per qualcuno invece impazziamo. 
Così oggi vado a passeggio e mi ricordo di un ragazzo che ho conosciuto tempo fa, lui era seduto su una panchina nel parco del Valentino e appena mi sono avvicinata lui mi ha salutata: “Ciao ma oggi è il tuo compleanno!” e mi ha accarezzata, che a me piace tanto. Non so il perché ma le mie due persone più care si sono messe a fare un grande chiasso. Come ho detto, io non so che data è oggi, loro ripetono ancora ridendo: “È vero, oggi è il suo compleanno!!!”.
Questa sì che è una notizia, un ragazzo nel parco che loro hanno scoperto, mentre per me non era tanto sconosciuto perché abbiamo già scambiato due parole qualche tempo fa, sempre nel parco. Lo capisco che gli piace venire lì, e loro due continuano a non capire come mai lui si sia ricordato del mio compleanno. Per fortuna ci è voluto un po’ perché a me piacciono tanto le coccole.
Quindi ora lo sanno tutti, oggi è il mio compleanno, finite le risate e si può tornare a casa. Chissà se ci sarà qualcosa di speciale da mangiare. Loro, sempre le mie due personcine care, sono molto contente, dicono che una cosa del genere può accadere solo a Torino e che è veramente bello starci. Oh bene, bene, sarà una bella giornata se voi siete così contente, ma io ho fame!