21.7.16

COME SCARICARE il mio E B O O K, una lettura facile

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Buone vacanze con tanti e-book :)


15.7.16

A - E - I - O - U



io tu
no fallo tu

“Dove è la mamma”
e la manina
non la sa
ora sepolta la risposta
che germoglierà e vivrà
chissà se odierà
forse moderata resterà

Rimane il fatto
Bordereax in bordereau

La madre che partorisce
il genio che avrebbe
sconfitto virus letale
piangerà amore
per sempre
sulle macerie ambigue

Rimane il fatto
Bordereax in bordereau

Belezze e sogni radicati
voleva mostrargli
condividerli tramandati
dai padri ai figli


L’arte al domani voce darà
parole mute
in silenzio oggi
dal fatto rimasto
bordeaux in bordereau






13.7.16

Essere single



Giacché siamo nel periodo degli amori estivi, rispondo alla domanda sul come mai io non sia impegnata. Ovviamente a modo mio, sulla mia frequenza:
Intanto qualsiasi amore finisce.
Ognuno all’inizio ha già tracciato la sua fine. A differenza della vita, il percorso di un amore, la sua durata, la qualità è facilmente intuibile e plasmabile ma non c’è il tempo e ci sono invece le distrazioni che allontanano dall’essere retti. Se lo spirito è la paura di perdere qualcosa, la stanchezza di stare da soli, la tristezza di dormire spaiati, una volta trovato l’amore all’orizzonte s’intravede già qualcosa di grandioso, più interessante. Spesso una distrazione è scambiata per un’occasione da non perdere. Ci si può trovare in un sentimento, credendo al “se piace alla prima occhiata, non c’è niente che tenga”. Ognuno ha le sue convinzioni e i suoi approcci. Tanto, al giorno d’oggi non ci sono più regole, abitudini per meglio dire, i rapporti di coppia stanno vivendo una rivoluzione.  Alcuni si lasciano trasportare dai cambiamenti seguendo il flusso, chi invece non se n’é ancora accorto, chi ci marcia sopra. Si fugge e si pensa di essere vincitori mentendo a se stessi per non ammettere di essere invece dei codardi e di non vivere la vita. Per tutto questo la colpa è dell’erba del vicino, sempre più verde, e non parliamo di quella dall’altra parte del mondo.

A parte che essere amati è grandioso e piacevole e anche, purtroppo, difficilmente realizzabile. Desiderare di essere amati è un pensiero a senso unico e nella fretta della vita d’oggi, dove non si prendono in considerazione le aspirazioni altrui, incespica. Inevitabilmente si fallisce in una delusione del giocattolo mancato, la cui esistenza dall’altra parte spesso rimane ignara. Nell’amore il fatto di pensare solo alla felicità, quella che si percepisce come un miracolo assente per colpa della perfezione mancata, si usa come alibi per portare avanti la propria crociata del “mordi e fuggi”, l’astenersi da un progetto a cui dedicare un impegno senza garanzie. Manca il coraggio di mettersi in gioco. Tutti i fallimenti passati, anche i più piccoli, si usano come pretesto per farsela addosso davanti ad una probabile costruzione di qualcosa, che però non è sicura. E la finisco ritwittandovi il tweet che ho ritwittato:
“E ti amo non si dice. E mi manchi non si dice. E per sempre non si dice. Vi do il numero, parlatece voi.” Carla Dantoni

Per tutto questo, perché il mio uomo ideale deve piacermi e ho bisogno di essere sicura di piacergli. Dobbiamo avere più di una cosa in comune e devo sentirmi al centro del suo universo perché se anche il sesso funziona, lui è il punto mediano di Veronica. Se non sussiste anche uno solo di questi tre elementi direi ognuno per la sua strada ma senza perdere tempo, in questo sono d’accordo con il mondo d’oggi e per questo, ovviamente, rimango sola … 




10.7.16

Dulcis in fundo abbr.


C’erano una volta un pasticcere e un goloso.
Il pasticcere disse: “Posso darti una torta, fantastica, buona, molto dolce … la desideri?”.
“Sì, sì, voglio la tua torta, dammela subito!”.
Il pasticcere gli sorrise: “Sì, appena sarà finita, te la darò.”
“Ma quando sarà pronta la torta?” insistette il goloso con l’acquolina in bocca.  
“Sai, la farina la compro all’estero” si mise a spiegargli il pasticcere “Non è ancora arrivata” continuò ad invogliare lo sguardo deluso del goloso  “La crema poi è una cosa sublime, bisogna farla quando c’è la luna piena, sai i profumi si sprigionano, i gusti si fondono … “.           
“Va beh, mi fido, ma sbrigati, la mia voglia di dolce sale, sale!” lasciò stare rassegnato il goloso.
  
Nel continuo tormento delle sue voglie gli apparve davanti una torta di quelle fatte all’ingrosso, un po’ tanto addobbata  nelle mani d’un altro pasticcere alla ricerca di un goloso.                       
“Vuoi assaggiarla?” gli mise l’articolo agghindato davanti agli occhi senza avere bisogno della risposta.
Dapprima quel dolce sembrava buono, poi però al goloso venne il dubbio di averne già mangiato uno così e continuando se ne pentì. Voleva davvero mangiare un dolce speciale, un Dolce Vero e invece stava mangiando una torta sdolcinata, come per finirla e basta. Una punizione per il senso di colpa. Stufo delle solite trovate zuccherose, era così pieno di torta che non riuscì neanche a dormire. Si girava, si rigirava e pensava: “Ma quando sarà la luna piena? Il cielo è pieno di nubi, che sfortuna!”.

Dopo il tempo necessario perché tutto tornasse come prima, finalmente arrivò il primo pasticcere con una scatola nelle mani. 
“La torta è pronta, non è la solita torta, è come ti ho promesso. Se sei un intenditore, non hai bisogno dei miei canti”.
Il goloso aprì la scatola e rimase sorpreso. La torta non sembrava un granché, non aveva proprio niente che invogliasse all’assaggio, niente che valesse aspettare tanto, però si buttò, com’era abituato. Subito sentì un profumo seducente e poi una fusione di gusti saporiti e delicati. Era un’esplosione di bontà. Consumò tutta in fretta una buona parte della torta e gli venne la curiosità di capire i vari gusti e smise di abbuffarsi. La crema della torta, gradevolissima al palato era una fantasia nella composizione degli ingredienti. Ad ogni morso il goloso si chiedeva come mai fino ad allora non avesse mai mangiato una delizia del genere. Finì tutta la torta senza trovare una risposta. Non capiva più niente, aveva o non aveva la sensazione di aver mangiato qualcosa di perfetto? Ricordava la torta, la sua forma, perfino come gli apparisse deludente, ma non riusciva più a cogliere un solo sapore …
Il pasticcere trovò il goloso triste e gli chiese “Ti è piaciuta la mia torta?”
 “Sì, sì” rispose frettolosamente, si sa, è un goloso.
“E com’era?” insistette il pasticcere, il quale si era impegnato tanto, come del resto sempre, per accontentare a chi piacciono le torte. Non aveva mai visto una tristezza del genere.

Il goloso esitò un attimo e poi rispose “Dolce”.

29.6.16

L’amicizia


La parola “amicizia”, come il rapporto che rappresenta, va maneggiata con cura, ha il suo senso anche nel silenzio. Faccio una distinzione tra conoscenti e amici, che non sono nemici. Gli amici non hanno gradi, l'unica differenza tra loro sta nel numero degli anniversari. L’amicizia va oltre a quello che ferma un'altra relazione. Quando esiste, c’è.
Le prime amicizie nascono tra compagni di scuola, già all’età delle elementari si è in grado di avvertire le preferenze con chi dividere la merenda. Sentire la frase “Dovete fare amicizie solo tra bambini della stessa classe”, pronunciata da una maestra che ovviamente aveva delle lacune nella qualità d’insegnamento, poteva procurare dei danni e non far comprendere che l’amicizia va ben oltre i limiti dei compartimenti stagni. Per fortuna, in quel caso, gli amici incontrati sulla strada negli anni a seguire hanno rimediato alla stupidità di questa benpensante.
L’intensità e soprattutto l’onestà nei momenti condivisi hanno un’importanza che sopperisce a qualsiasi lontananza sopraggiunta. Questa forza si percepisce quando si cambia residenza e grazie alla tecnologia d’oggi si prosegue lo stesso cammino, ci si appoggia sul passato vissuto dell’amicizia, quando si poteva sentire il calore dell’abbraccio fisico. E' così che le parole, “Passerà, non ti preoccupare, è stato un imbecille”, acquistano un reale senso di consolazione anche da lontano.
Se s’impara la gestione dei rapporti distanti, con quelli vicini è facile. Quando ti confidi, un amico ti aiuta ad asciugare le lacrime e va a prendere un pezzo di torta, poi sta a chiacchierare con te una nottata finché ti passa o ti addormenti sul divano. L'indomani entrambi gli amici ti chiameranno per sentire come stai e potrai rispondergli che grazie a loro va meglio.
S’impara a correre senza fatica da un amico perché ha bisogno. Non ti pesa, ti passa il sonno, vai, anche se piove, non ci stai pensare, nemmeno a come mai si sia cacciato in quella situazione. Si va perché un amico chiama te, la persona di cui si fida e con la quale ci tiene a stare non solo quando tutto va bene. L’amicizia si condivide, anche se abita su Whatsapp o Facebook, nella parte opposta della città, in una diversa nazione e non solo dietro casa tua.
“Sì, sono nostri fratelli, perché gli amici li scegliamo da soli” si vociferava nell'ex Cecoslovacchia, nel vecchio regime sotto i parenti russi, quando si doveva stare attenti a come si parlava, non si sapeva mai di chi fossero le orecchie. Avere un amico una volta era prezioso ma diffuso, sembrano "giga-secondi" fa.
Oggi si stenta a dichiarare la verità dritta negli occhi per paura, come se si dovesse essere fucilati, e le chiacchiere vuote ed egocentriche deturpano la capacità di riconoscere l’amicizia, diventata rara, pure indesiderata e malfamata nella tristezza di rimanere isolati. Hai voglia a pensare al numero di Dunbar, al fatto che il tuo cervello è in grado di gestire al massimo 150 relazioni speciali ("da conto" come si dice in Piemonte), se non esci dal tuo guscio e continui a proclamare che l'amicizia non esiste.
È come nell'ormai vecchio film “La storia infinita”, dove viene a mancare la fantasia e al suo posto dilaga il nulla. L’amicizia, la poca rimasta, fa fatica ad essere creduta, forse dovrebbe presentarsi con qualche innovazione improvvisata, come un augurio di buon Natale in piena estate e, se le chiedessero il perché, potrebbe rispondere “Tanto per vedere che effetto fa”. Dovessero rimanere ancora zitti, allora va aggiunto “È una forma di un recupero, che tra amici va sempre bene”. 

13.6.16

Abito a Torino



Sì, mi piace stare a Torino. È la città della comunicazione, ne sono convinta, però bisogna stare attenti. Domenica, una bella giornata, si sta in giro con degli amici e si parla proprio della comunicazione in tutte le sue forme, compresa quella del corpo, i suoi movimenti (messaggi di noi), è un biglietto da visita, abbigliamento compreso. Lo stile più che un marchio rivela il suo portatore, se faccia parte di un certo tipo di gregge, indifferente, oppure uno stilista di se stesso, sensibile, o un artista. Io ho sempre sostenuto l’importanza della camminata e dello sguardo in avanti, di sapere il fatto proprio e non avere problemi di autostima. Parlando di abbigliamento come elemento importante, la vetrina in anteprima degli stili proposti è la passerella, con le sue leggi comportamentali seguite per una perfetta presentazione. Seppur cambino i modi e la camminata non sia più una sola, lo sguardo rimane lo stesso. Dritto, impassibile e fiero nello stesso momento. Ovviamente il percorso della passerella è liscio e, non ci pensavo, è raro vedere le modelle volare.
Invece camminando per le vie della città bisogna avere bene in mente che non è il percorso adatto per guardare fiere in avanti, con la schiena dritta godendosi il panorama o una chiacchierata con un amico. Quando si cammina per la città bisogna tenere lo sguardo attento verso terra, tenere sotto controllo le buche, perché si rischia di planare poco elegantemente e soprattutto molto dolorosamente. Sono già stata la testimone di qualche donna caduta con la spesa in equilibrio. Meno concentrate sulle cavità, le fessure, i ciottoli mancanti o la pavimentazione strabordante che forma dei veri scalini, cadevano con un botto e gli alimenti finivano sparsi a terra. Aiutavo a raccoglierli e chiedevo come stesse la malcapitata credendo poi al fatto che stesse bene. Accertandosi di non aver rotto niente e dopo aver controllato il raccolto, proseguivano la strada.
Che stupida idea essere curiosi, osservatori, e intanto seguire certe idee di comunicazione. Serve a farsi del male. Il peggio è che lo senti il giorno dopo. Non so quale dei ginocchi sia più indolenzito oggi, il gomito sbucciato che ovviamente non sanguina più non è di gran conforto, perché sento ammaccature ovunque e mi chiedo se sono rotta dentro da qualche parte perché, diamine, mi fa male anche il collo. Così so come ci si sente a planare per Torino a distanza ravvicinata e so anche di dover cambiare l’abitudine di guardare in giro. 
Ecco, niente sguardo fiero di donna forte, in avanti, neanche quello disinvolto di una donna con un’alta stima di se stessa. Curvare la schiena e guardarsi i piedi, almeno si arriva a casa illesi. Il rovescio del risultato potrebbe essere quello di essere considerata una donna tranquilla e timida, l’esuberanza del mio carattere, un rinvenimento.

29.5.16

UN MOTIVO PER RINGRAZIARE

Per italo-ceco con ogni 29 del mese una nostalgica per le Follie al femminile



Qualche giorno fa ho chiacchierato con una signora in un pullman sul dover ringraziare la vita diventata così difficile. Lei sosteneva di dover ringraziare appena ci si sveglia per un altro giorno che ci è concesso vivere.
Ho pensato prima a tutti quelli che conosco, di prima mattina sono talmente in fretta e pure già in ritardo, allora pensare a com'è bello vivere sfugge. C’è uno stratagemma, un bigliettino incollato sullo specchio del bagno, la prima cosa che si riesce ad avvistare appena svegli e contenente la frase più importante per la nostra vita, con lo scopo di mettercela bene in testa. L’immagine da leggere tutte le mattine “Ringrazia perché sei vivo” diventa un misero carburante, ha più dello striscione post incubo.
Io personalmente al mattino ho il problema di tornare ad essere vitale. Probabilmente non dormo a sufficienza o il mio corpo desidera dormire in esubero e non riesce ad abituarsi facilmente all'idea di un’attività frenetica dopo quel bel calduccio nel letto. Dopo il terzo suono della sveglia non ho scampo e passo ad accendere la caffettiera per riempire una bella tazza. Insomma, la mia giornata comincia ben oltre lo specchio del bagno e dopo aver dovuto affrontare diversi pensieri come l’occhiata fuori della finestra che mi prospetta una giornata nuvolosa o peggio ancora fredda, perché sono una persona meteoropatica, con la conseguente malinconia davanti ai vetri piovosi che mi portano la visione dell’abbassamento della mia produttività, dovuto alle intemperie della natura.
Invece quando mi avvolgo in un maglione di più o mi riparo sotto un ombrello largo, quello che a Torino urta i passanti e nonostante tutto ho la fortuna di incontrare una persona solare che non bada all'umidità e finisco una qualsiasi produzione, allora in questione di ringraziamenti devo dare ragione a un’altra signora, quella intravista su Facebook dove ha consigliato di tenere un diario dei ringraziamenti e annotarci tutte quelle positività, dalle più piccole alle più complesse, raccolte durante tutta la giornata e quindi la sera!
Inizialmente ne bastano tre, gesti semplici, da quello del signore che mi ha tenuto il portone aperto perché mi ha vista arrivare, fino alla riuscita di una serata fantastica con degli amici. Le annotazioni col passare del tempo diventano facilmente sempre di più. E a questo punto ci sarebbe da chiederci dove sia sfuggito l’annesso collegamento ceco-italiano del solito 29. Il motivo è una mia nostalgia delle Follie al femminile e perché ho letto una statistica sulle donne ceche con il loro quinto posto in Europa per la grandezza del seno. Contrariamente all'immaginario collettivo non è sempre un affare e non tutte sono così contente di averlo e ringraziarne, perché:
-         si fa fatica a dormire sulla pancia
-         gli uomini nel parlare non guardano gli occhi
-         ci sono difficoltà a trovare il costume da bagno
-         senza lo specchio non si vede la parte bassa del proprio corpo
-         è meglio evitare di correre a prendere un pullman.
Invece quando il grande seno:
-         aumenta il favore durante un colloquio di lavoro
-         nell'affollamento contribuisce ad avere maggior spazio
-         assicura di essere al centro dell’attenzione
-         se si pesta un rastrello non si rischia di rompersi la testa
-         rende l’avere un airbag in macchina solo una spesa superflua
allora qualche annotazione nel diario dei ringraziamenti ci sta.