martedì 9 febbraio 2016

lunedì 1 febbraio 2016

Adesso, mi piace

Come ogni primo del mese un nuovo capitolo da "Adesso, mi piace"
CAPITOLO 6 - QUASI PERFETTO
Finalmente adesso parcheggio, siamo davanti alla casa. Prendo il mio cartellino con l’omino che dorme e lo appoggio sul cruscotto, proprio sotto al parabrezza, ben visibile. Un segno importante, significa che non devo essere disturbato, lo uso da tempo remoto ma oggi, in particolare, chiunque non colga il segnale diventerà un malcapitato. Fatto questo prendo la mia valigia e i due borsoni, apro il cancelletto e il portone della casa. Accendo la luce e la invito ad entrare «Eccoci, entra, accomodati pure come e dove vuoi» le spiego mentre faccio un controllo, ovviamente superfluo, ad accendere la caldaia ci ha già pensato Nica.
«Vado a mettere le borse di sopra, ci metto un attimo!» avviso Mara mentre la supero e salgo gli scalini a due a due, i borsoni finiscono per terra davanti alla camera e vado subito a far scorrere l’acqua nella mia adorabile vasca. Mi giro e ho Mara davanti, oh no, non ce l’ho fatta!
«Questa è la tua stanza preferita?»
«In questo momento sicuramente.» Lei non ha trovato niente di interessante per trattenersi al piano di sotto e io non ho più la possibilità di rendermi umano prima di tutto.
«Dammi dieci minuti e sono subito da te!» Cerco di essere propositivo e salvarmi da una situazione che mi secca.
«Meno non si può?» Usa un tono scherzosamente incredulo.
Provo ad essere allegro «Farò veramente in un lampo!» e per non perdere altro tempo comincio a spogliarmi. Lei si mette, in modo che in fin dei conti io non mi sorprenda, a sfilare i suoi vestiti. Rimane solo con la biancheria intima e sentenzia «Con il mio aiuto farai ancora prima», decisa prende in mano il doccino e il bagnoschiuma. Non mi resta che lasciarla fare, tanto ormai sono dentro. Forse è possibile considerare “quasi perfetto” un miscuglio tra piacere e una specie di tortura che sale fino al collo, velocemente, per la frettolosità che Mara adotta. Dal suo modo di fare, devo considerarla vogliosa «Oh, l’acqua è fredda!» oppure è diventata perfida «Cosa ti ho fatto?»
«È solo un risciacquo Dobias, ora rimedio.» Mara, intanto, si infila nella vasca rigirando di nuovo il rubinetto sul rosso.
«Dobias, hai detto giusto, dentro questa vasca si sta bene in due!» dice tranquillamente, come niente.
«Ti piace la mia vasca?»
«Mi piaci tu.»
Forse ci vorrà ancora un po’ per riempire tutta la vasca ma non ha importanza, non vedevo l’ora di averla e, come per proteggerla, la stringo nel mio abbraccio diventato caldo e avvolgente sussurrandole parole dolci del mio desiderio accumulato in Francia. Le parole con lo scorrere dell’acqua passano. Preferisco il linguaggio delle carezze e degli abbracci. La mia vasca ormai è piena d’acqua e il suo intimo galleggia. Sono a casa.
«Dobias, a che cosa stai pensando?»
«Mi gusto la vista, sei uno splendore.» Sto in piedi nella mia camera prolungando il momento.
«Vieni da me» dice lei sensuale, allargando con fare malizioso il suo accappatoio, «Voglio farti ancora le coccole!» e mi invita così dolcemente a tornare ai miei desideri sopra il mio letto. Quanto tempo ho finalmente adesso per accarezzarla piano, sfiorarla con piccoli baci, perdere le mani dentro ai suoi capelli profumati dal mio bagnoschiuma per poi lasciarli, umidicci, sopra i suoi seni. Accarezzo delicatamente la sua pelle come se fosse un quadro, per me lo è; ho vicino a me una donna meravigliosa, bionda come da sempre ho voluto. Non so se sia possibile, mi piace ancora di più. Lei mi bacia, intreccia la sua mano con la mia, i nostri corpi si confondono, i suoi baci sono sempre più intensi. Ora, dopo la vasca, posso trattenermi ancora nella ricerca dei piccoli preziosi dettagli e prolungare i piaceri sulla silhouette della donna che sto amando. È come leggere una frase che ti prende, si torna indietro per rileggere quelle parole che si sono trovate insieme in un’armonia accordata. Poi, con emozione, la voglia si fa sentire sempre più forte ma si annuncia con la delicatezza di un sussurro al suo orecchio minuto «Ti desidero». Lei mi stringe più forte e risponde ansimante «Anch’io». Sfioro la sua bocca e piano, ancora un attimo, prima del bacio unico, intenso. I nostri corpi si vogliono, si desiderano, da tanto, e ancora, ormai non possono e non riescono a fare l’uno a meno dell’altra. Un’intesa fondamentale, e comunque semplice, la casa straripa del mio grido d’amore.


venerdì 29 gennaio 2016

Oggi è il 29 ed ecco il mio articolo come ogni mese

Oggi è il 29 ed ecco il mio articolo come ogni mese

29 gennaio, uno schioppo di giorni e San Valentino è qui. Nel 2014 vi mandavo le     Ordinarie follie al maschile”, nel 2015 erano al femminile. Direi a questo punto di non lasciar divisi i due universi e di congiungerli , come capita, capita, tanto sempre affetto è. Vedremo perché  io quest’ anno mi dedicherei alle mie due culture preferite: quella d’origine, ceca,  e quella di casa, italiana. Ho deciso di deliziarvi con delle piccole diversità, basandomi sui significati delle stesse espressioni nelle due lingue. Se vi sembra un’idea poco interessante fatemelo pure sapere, magari provvederò ad aggiustarmi.
Intanto spero che la natura non si smentisca, che i tanti segni della primavera sbucata nei giardini torinesi e nelle vetrine commerciali non mi tradiscano con una gelata improvvisa, così che l’avvicinarsi della festa dell’amore sbocci come si deve. Pensavo, però, al perché della festa dei single il giorno dopo. I postumi del festeggiamento tanto burrascoso possono scogliere il legame il giorno dopo e farci tornare nella condizione di “sono di nuovo sul mercato”?
Ma perché invece non si festeggia nel giorno fortunato del  13, portando i single, con l’aiuto della sopracitata primavera, ad accoppiarsi? Tanto per far muovere un po’ più l’economia e bilanciare i braccini corti che mettono puntualmente le mani avanti dichiarando il loro amore, così per 365 giorni senza aver bisogno di ulteriori dichiarazioni o le conferme. Per questo, e non solo  a Torino, serve baccagliare.
“Cosa significa?” ho chiesto io una sera prima di uscire e ho avuto la spiegazione del significato: l’abbordaggio,  da qualche altra parte si dice “cuccare” o semplicemente “rimorchiare”.                                     
“Io veramente vado a fare la spesa” ho detto allora e ho avuto subito svariati consigli su come eseguire un perfetto baccagliaggio al supermercato.  A voi torinesi non li devo certo elencare, a Praga non li ho potuti imparare perché là eravamo più diretti. Dopo che due si adocchiano si passa subito ad un contatto, telefonico intendo,  e poi ci si confida con un amico: “Ho incartato una” che vuol dire proprio fare un bel pacchetto e portarsela ad un appuntamento. Qui forse è più teatrale, bisogna fare finta di aver qualche bisogno, una necessità, è così che ci si aggancia. Sono confusa, non la so fare, la finta.  Come nel film “French Kiss” in cui Meg Ryan dice: “Felice: sorrido. Triste: mi acciglio. Io uso la faccia che corrisponde alla corrispondente emozione.”
Ad ogni modo, capita che pure andando nella città dell’amore, Parigi, o sulla costa del film di prima, l’affetto si sleghi. Quindi manca poco. Forza, diamoci da fare e largo al baccagliare e rimescolare le carte, che i single possano smettere di essere sciolti e liberi, perché tanto loro felici non lo sono e spesso si sentono soli. Che i braccini corti si ravvedano sul significato del “per sempre” e comincino a tenere il portafoglio a portata di mano e le coppie con quel “tanto ormai” si lascino andare in un senso o nell’altro. E a proposito, i pensierini non costano tanto, ci vuole fantasia e chi ama ne ha, di solito, da regalare!! 

martedì 5 gennaio 2016

Aperitivo letterario "Hodobo, una volta c'era la chat"

Presso Piazza dell'Arte Torino verrà presentato il libro "Hodobo, una volta c'era la chat" scritto da Veronica Petinardi. 

La presentazione dell'autrice verrà intervallata da esibizioni flautistiche di Ludmila Gabusi. Verranno inoltre esposte le opere della pittrice Michela Bartaletti.
A termine dell'evento verrà offerto un aperitivo.

ENTRATA LIBERA venerdì 22 gennaio alle ore 19:00, via Druento 30/a,Torino

Per maggiori info sul romanzo:
- https://www.facebook.com/veronica.petinardi


sabato 2 gennaio 2016

Adesso, mi piace

Grazie a chi me l'ha fatto ricordare pubblico un nuovo capitolo del libro "Adesso, mi piace".
Disponibile in formato ebook sui maggiori store online: amazon, ibs, lafeltrinelli, mondadoristore, bookrepublic e molti altri.
Su youcanprint.it un incaricato ti potrà aiutare passo passo nell'acquisto.

Buona lettura!

CAPITOLO 5 - UN GIOCO TROPPO SERIO

Per troppo tempo sono rimasto fermo davanti al monitor acceso di quell’ufficiale di polizia, ho cercato in tutti i modi di fargli capire che la chat, per me, è solo un gioco, un passatempo. In realtà la verità sta nella trasformazione rapida di un mio iniziale gioco scaturito in una cosa seria, un'altra verità è che io sono di nuovo un uomo solo e in più mi trovo in una situazione scomoda mentre penso al mio desiderio di voler rintracciare lei, certamente non lì, sulla scrivania della polizia postale. Adesso mi è rimasta solo la speranza da ricercare nei messaggi della chat, ho vissuto momenti nel terrore che questi li leggesse qualcun altro ma, per fortuna, davanti a me invece rimane solamente un monitor freddo e quell’ufficiale in uniforme, alla fine ha compilato solo delle carte.
Ho sbagliato qualcosa. Troppi giorni sono trascorsi, lei non si fa viva e intanto io ho la sensazione di avere perduto una persona molto cara, ho paura dell’irrimediabile perché l’ho lasciata fare come lei ha voluto. Non ce la faccio più, non voglio ritrovarmi sprofondato nel mio divano a tenere nelle mani solo un telecomando. Intanto lascio la questura dove ho firmato alcuni documenti, sulla strada del ritorno a casa penso al mio ultimo messaggio che le ho mandato in rete.

Denkend scrive a Una su mille:
Te ne sei andata, come tante altre volte. Mi hai lasciato senza una risposta e io sono restato ad aspettarti. Torna, voglio che resti con me, io ho bisogno di te. Mi manchi da morire. Una su mille, Tuo, Deniel

Come sarà “Una su mille”? Non lo so, ormai non voglio neanche più immaginarmela fisicamente. Probabilmente sono diventato pazzo ma io lo so che è certamente bella dentro, perché mi faceva stare bene dentro quel mondo virtuale, creato intimamente, apposta per due come noi. Stavo così bene con lei da non potermi scollegare dalla sua presenza virtuale. Non mi serve assolutamente un’immagine di lei, mi serve solo un modo per poterla ritrovare. Il mio scopo è quello di assecondare il mio forte bisogno di raggiungerla anche nel mondo reale. Non so quando, dove, ma sento che succederà, un giorno finalmente la incontrerò e mi piacerà in senso totale mentre io sarò un uomo appagato per tutta quest’attesa, questo desiderio, questa voglia di conoscerla.
Sono certo, però, che lei sia bella anche fisicamente perché nella chat ostentava sicurezza, padronanza, anche se a volte quasi in modo aggressivo. Lei rammenta tutto del nostro parlare virtuale e a provare a ridomandarle qualcosa, a volte semplicemente perché uno si dimentica, erano guai grossi e rimproveri verbali. Spesso penso che “Una su mille” non lasciava neanche uno spiraglio, giudicava la dimenticanza come indice di scarso interesse per la sua persona, eseguiva una condanna con effetto immediato, cioè se ne andava, chiudeva la chat senza un saluto o altro. Quasi non ci si aspetta che possieda dolcezza, sensibilità, la quale dosava nei messaggi con il contagocce. Una donna da scoprire, come quando hai nelle mani un regalo ancora confezionato e cerchi di intuire il suo interno. Sono sempre più convinto di avere trovato finalmente la mia donna perfetta, solo che adesso, visto il suo silenzio continuo, non so dove sia finita.
Appena ritornato a casa da quella specie di interrogatorio della polizia postale, ho ricevuto una sorpresa veramente insospettabile. In un messaggio privato ho trovato un segno, una traccia:

Una su mille risponde a Denkend:
Adesso non posso collegarmi.

Ecco, questo è il suo tipico modo di comprimere all’incredibile. La conosco ormai da diversi mesi e non dovrei restarne sorpreso. Credo ancora nella sua dolcezza in misura trionfale nel mondo reale e non vedo comunque l’ora di poterla incontrare, ma nonostante io sia affascinato e consideri positivamente il suo continuo modo di svelarsi, cioè il suo dire poco di tutto al contrario di quelle donne che invece raccontavano troppo, sarebbe ora di finirla e di essere più chiare! E' vero, lei ha sempre fatto così, sapeva sempre mantenere viva la mia curiosità ed io portavo pazienza. Così agendo lei mi costringeva a rispettare il suo modo di essere ed io mi sono sentito spesso confinato nella lista d’attesa.
Fantastico come un giorno tutto questo sarà solo un ricordo, un frammento di tempo. Cerco di convincermene bene! Adesso mi trovo a vivere con un’interminabile mancanza di lei e sono nel panico, ho paura che “Una su mille” non si rifaccia viva. Già, perché mentre esalto il mio “rispetto per il suo modo di essere” e il mio considerarmi “super paziente”, sono stato io a chiederle l’incontro. Avrà capito il mio bisogno di toccarla, di sfiorare le sue labbra e …? Perché mai non si sente pronta? Io mi dispero, come un condannato, un esiliato, da lei per l’appunto, però per che cosa? Per quale motivo? Forse oltre che ad essere matto sono poco furbo! Si è mai visto un uomo che come me si innamora nella chat e che la persona desiderata se la fa pure scappare? Allora prendo in seria considerazione di averla fatta fuggire per la mia troppa insistenza, devo darmi una risposta per avere pace!

Denkend scrive a una su mille:
In quell’ultima sera magica, lunga, ma purtroppo volata via in un attimo, le parole scorrevano via con facilità e noi siamo stati bene, io ti sentivo vicina. Da quella sera i miei sentimenti hanno avuto un’impennata, non riesco più a non pensare a te, mi manchi. Non avere paura, qualsiasi cosa ti sia successa dividila con me, io sono qui per te, pronto ad ascoltarti e ad aiutarti. Tuo, Deniel
Ci è voluto un bel po’ prima che scrivessi tutto questo. L’ho riletto non so quante volte e poi, soddisfatto di aver messo nero su bianco quello che realmente penso, ho inviato il mio “capolavoro”.

Una su mille scrive a Denkend:
Deniel, adesso veramente non posso collegarmi, non ho proprio il tempo materiale per stare con te. Non significa che non voglio vederti, è che per ora veramente non posso, scusa. Una su mille


martedì 29 dicembre 2015

Per la fine del 2015

Ho cercato di astenermi da consigli e pareri e per pararmi da un’eventuale futura ricaduta questa prendetela come un exploit una tantum. Da “Il Grinch”, film natalizio che consiglio vivamente di rispolverare:
“Il senso di Natale?” chiede la bambina Cindy al Grinch
“I regali suppongo” le risponde il Grinch
“Era questa la mia paura” risponde Cindy


A Torino ho scoperto che è come dice il Grinch, dopo:  “Il Natale ha un significato più complicato”.  Passeggiando la sera in centro e vedendo i  prezzi cambiati con un notevole sconto, ho sentito un’ ulteriore soddisfazione di non aver fatto regali commerciali. Natale non dura solo il giorno 24 come a Praga o il 25 come a Torino, è quando nasce la consapevolezza nella coscienza di aver ricevuto o donato.  Davvero il Natale si può sentire per tutto l’anno, il giorno 24 o il 25 dicembre è solo un promemoria.  Stare così si può anche, non so, il 28 aprile, secondo me.
Le persone nuove incontrate sul mio cammino e la città della mia nuova casa, Torino, il suo abbraccio e scoprire che tutto questo è stato un dono e volerlo condividere sono il leit-motiv del mio prossimo libro di cui è quasi finita la prima stesura (e scusate la defiance nell’autopromozione).  E come uso alla fine dei miei romanzi,  anche qui alla fine del 2015 voglio fare dei ringraziamenti a tutti coloro che mi hanno regalato qualcosa per poter stare bene oggi dove sono. Ringrazio voi che mi avete aiutata e non ci tenete a sventolarlo, come chi fa bene per davvero  ma anche tutti voi che non ve n’è fregato niente: grazie di aver concluso il vostro passaggio nella mia vita come la monnezza indistinta,  come ringrazio tutti gli pseudo amici che sono rimasti tali, rischiavo di confondermi.
Come avrete senz’altro capito, sono un’amante dell’arte e del cinema soprattutto.  Seppur quest’anno ho dovuto affrontare un gran disastro, sono comunque riuscita ad andare al museo e a dei concerti. Per il 2016 il mio proposito è di andare finalmente anche al cinema e per la mia personale soddisfazione far uscire il mio terzo libro. E se per ora non sono finita sotto un ponte, roba non da poco, per me ci sarà una buona riuscita anche nel 2016.
 Invece alla fine di quest’anno vado a trovare i senzatetto, senza regali scemi come guanti e cuffie, e senza farmi riprendere da qualcuno per metterlo su Youtube e far vedere come sono brava.  Io ho poco, a volte pochissimo, ho avuto anche fame, so di cosa sto parlando e riesco a comprendere chi dorme sulla strada e non ha tanta voglia di parlare. Stasera vado a fare un brindisi con loro, alla vita, senza buonismo, vado a bere alla sensibilità contro l’avidità, al caldo contro il freddo nei rapporti umani.

Buon anno, alla gente di buona volontà e azione soprattutto!!!

sabato 26 dicembre 2015

Il Natale

nel mio ricordo praghese scoppiava almeno un mese prima. Capirai che novità, direte. No, la motivazione era differente, era il tempo a disposizione per i preparativi casalinghi.
Innanzitutto i biscotti. Cominciavano a prepararsi con largo anticipo perché l’intenzione era di farne più tipi e in quantità industriale. Ogni donna, anche oggi, ha le sue personali ricette passate in famiglia e orgogliosamente offerte durante le feste natalizie. I biscotti sono prevalentemente a base di burro e si custodiscono in scatole di latta al fresco. La loro sfornata avviene di solito nelle tarde serate con gli impasti preparati nel fine settimana e posti nel frigorifero per la maturazione.
Di giorno invece, dopo il lavoro ovviamente, si passava dagli acquisti nei supermercati alla ricerca dei regali, e non dimentichiamo le sante pulizie.
Alla vigilia italiana si festeggia il Natale in Repubblica Ceca, il cenone, il più grosso degli avvenimenti. E arrivarci alla sera! Tutto il giorno è lunghissimo, i ragazzi speravano di avvistare il leggendario maialino d oro, il quale si faceva svelare a chi si teneva leggero. Infatti a pranzo si beveva e si mangiava solo un dolce simile al panettone, così chi preparava la cena era libero. In casa si diffondevano e mescolavano i profumi del dolce e del salato. Non si potevano confondere la zuppa di pesce, il pesce fritto e l’insalata di patate, rigorosamente la portata principale. Insomma in cucina si stava tra l’indaffaramento vario e i bambini che oltre la fame sentivano l'aria piena di attesa con un lento passare delle ore.
Io mi ricordo anche il profumo del pulito perché mia mamma al mattino lavava pure le tende e con il riscaldamento rilasciavano profumo di sapone per tutta la casa.
E poi, finalmente, si apriva la sala con l’albero addobbato, le sue luci accese, la tavola imbandita. Dopo il cenone, con un stratagemma, si allontanavano i bambini: il suono di un campanellino annunciava l' apparizione dei regali, quelli lasciati da Gesù bambino, si correva a scoprire il desiderio incartato.
Avere la sospirata sorpresa, sentire l’emozione, ridere, scherzare, ricevere carezze, vedere mamma e papà che si baciano.
Fuori spesso nevicava .... Si ascoltavano le carole natalizie, si mangiavano i dolcetti dalla tavola e il cioccolato preparato da mamma e papà nel pomeriggio, fuso nelle formine, messe a raffreddare e poi ribaltate quella sera. Da leccarsi le dita. Il film natalizio, trasmesso in tv, e a letto a notte tarda. Tutti, perché il frigorifero straripava con prelibatezze natalizie, preparate per i giorni a venire, così da risvegliarsi quando si voleva, per oziare, per abbuffarsi di quello che si aveva voglia, uscire a fare il pupazzo di neve, trovare gli amici, guardare la città illuminata, ricevere amici e parenti, andare a teatro per il concerto, leggere un libro nuovo, stare insieme.

Ricordarsi.