domenica 29 giugno 2014

ORDINARIE FOLLIE AL MASCHILE: Mi ama ... non mi ama?

Forse il gioco della margherita è andato nel dimenticatoio ma noi donne ce lo chiediamo sempre.
Ci sono uomini che lo dicono, ci sono quelli che lo pensano. Con uno dei primi al limite ci poniamo la domanda se dica sul serio. Il vero problema è con quello che sembra lo dimostri, ma lui non lo dice e più il tempo passa più la questione crea insicurezza, perché continuarsi da sola a convincere che ce lo dimostra in diverse maniere è piuttosto faticoso. I sentimenti che sembrano fanno venire dei dubbi.
La sola questione della forma si può deviare usando le parole per iscritto. Una mia amica ha risolto i suoi problemi sentimentali e non tramite corrispondenza, ancora nella vecchia maniera, con le lettere lasciate sul comodino. Tante donne, ho sentito, hanno uno scambio frequente con il proprio lui tramite e-mail. Almeno si spiegano. Certo, l’attesa per la risposta può diventare stressante, come è stato in un caso dopo una notte insonne, con degli incubi su un amore infranto, la donna in questione ha deciso di avere un chiarimento tramite la posta elettronica e così alle ore 5:00 spedì la domanda “ma tu mi ami?” all’indirizzo del diretto interessato. L’orgoglio lasciato chissà dove, tanto dopo una nottata del genere chi sene frega, l’importante è risolvere la faccenda una volta per tutte. Poi, tramite il cellulare, è cominciato l’assiduo controllo della posta in arrivo, durato tutta la mattinata arrivando all’ora di pranzo senza avere risposta. Continuavano ad arrivare scocciature di ogni tipo mandate per internet, invece lui taceva. Così, nel pomeriggio, sono raddoppiati gli impegni grazie al tempo perso per ogni sbirciata al telefono e ad ogni controllata aumentava la crescente disperazione, tramutandosi in mega-incazzatura. E poi è successo, lui avrà finalmente letto la mail importante (io non credo che ci abbia pensato il tutto giorno, per dover rispondere ad una domanda così semplice e chiara : “tu mi ami?”).  Alle ore 17:30 è arrivata la sua risposta “Certo”. Magari con una faccina, se mai è stata vista da lontano mentre il cellulare prendeva il volo.

Io continuo ad avere la mia preferenza. La chat in collegamento on-line. Sappiamo ormai tutti come funziona e molti per questo detestano la chat come un demoniaco luogo di incontri, dove si buttano tanti ami per un pescare saporito. Ma credetemi, è meglio buttare le lettere e lasciare stare le mail, chattate in tempo reale. Tante questioni si possono risolvere chattando, senza lo stress di aspettare all’infinito, e le parole da sole sono tanto rivelatrici. Il tempo per digitare la parola “ti amo” è brevissimo e non avere davanti il viso che rispecchia la reazione, neanche la propria, è di gran aiuto. Ai timidi aiuta a sciogliersi, agli indecisi di rivelare almeno una parte, agli audaci a notificare, di conseguenza è più facile assorbire anche la delusione, e mettersi pure a cantare «Tu non mi ami, tu non mi ami, non mi ami …» Poi certo, tanto si sapeva già, lo ha dimostrato.

giovedì 29 maggio 2014

ORDINARIE FOLLIE AL MASCHILE: È tutta una questione di biglie

Hai deciso di andare a vivere con lui? Sicura di aver fatto una scelta oculata? Innamorata, d’accordo, il carattere è compatibile … sembra! Interessi in comune … magari! Anche i genitori, cadauno, sono d’accordo … lo volete credere; che sia come sia vi impuntate, con le buone o con le amabili, e le valigie sono fatte.
Com’è bello, d’ora in poi ci sveglieremo in parte al nostro amato e il nostro amato sarà contento di addormentarsi con noi (si è afferrata la prima incongruenza?). C’è comunque da affrontare la giornata intera e tutte le seguenti. Ovviamente l’inizio conta poco, un po’ per l’immancabile e giusto entusiasmo e un po’ per l’oggettiva mancanza di poter riflettere tanto, se siamo almeno un po’ decisi ad organizzare sia gli oggetti che i nostri programmi. Indifferentemente dal fatto se andremo tutti e due in una casa nuova oppure uno dei due raggiungerà la casa dell’altro gli oggetti faranno comunque il loro giro, da un angolo all’altro, ma non è solo l’armadio a dover essere diviso per le esigenze di due persone o la questione del posto dove dormire, a destra o a sinistra. Vogliamo parlare delle mensoline e dei cassettini nel bagno? I cereali o i biscotti in cucina? Tutto quello che ha poca importanza all’inizio diventa con il tempo una questione di principio. (Si è afferrata un'altra incongruenza?)
Il tempo in questione non si prende come un’ingombrante scomodo perché, ricordiamo, è stata una decisione unanime e come tale si vive con gioia ogni momento passato insieme, liberamente, senza vincoli di doversi lasciare per rincasare ognuno per conto proprio. Si pensa, ma furtivamente, a come sia stato il nostro amato senza di noi, doveva sentirsi così solo, non avrà avuto niente da fare. Quello a cui noi donne invece pensiamo molto spesso è che ora ci siamo noi a divertirlo, anzi, siamo noi ad essere il suo unico interesse, perché è quello che volevamo essere, il centro dell’universo per un uomo.
La nostra convinzione cresce con degli alti e qualche piccolo basso, che inevitabilmente arriva con il tempo che passa e i nodi vengono al pettine, come dicono, e come ci si accorge in un giorno qualsiasi, quello in cui rincasiamo in anticipo e troviamo il nostro convivente in canottiera (quella orrenda, un regalo di sua madre) e mutande (a me piacciono i boxer ma lui dice che sono scomodi), seduto per terra davanti alla tv accesa sul canale provinciale con il programma “Affari in tv” (ora forse so perché non vuole che prendiamo il satellite) che con i piedi, anzi, con le dita dei piedi, gioca con le biglie sul tappeto, le prende e le riprende, le alza e le lascia, le passa una ad una da un piede all’altro. Un gioco strano, del tutto incomprensibile. Tutta la scena è incomprensibile e noi ci chiediamo se quello strano giocatore seduto per terra sia il nostro lui o abbiamo sbagliato casa.
Comunque c’è chi sostiene che andare a vivere insieme è come un esame. Quindi dopo averlo sostenuto, rodato, avremo più o meno capito perché giocare con le biglie in quel modo è importante per lui e perché lo dovevamo scoprire per caso anziché essere informate prima, avremo approvato o risolto altri controsensi del nostro lui; nel giorno importante della proposta di matrimonio, grazie alla convivenza, potremo essere facilitate a rispondere, perché la differenza tra “ti voglio sposare perché voglio vivere con te” e quella “ti desidero sposare perché non posso vivere senza di te”,non rappresenterà solo una bella frase buttata lì.

martedì 29 aprile 2014

ORDINARIE FOLLIE AL MASCHILE: il ricercato

Per quanto possa sembrare raro e difficile trovarne uno, ne esistono parecchi esemplari. Le male lingue dicono siano in esaurimento ma sarà il solito pessimismo. L’uomo distinto, curato, colto, atletico, premuroso e dolce, quello che non deve chiedere mai o mammo,  l’unico per noi insomma, esiste. Se no da dove sarebbero arrivati i sinonimi come eroe, figo e principe azzurro per esempio? Gli uomini di questa categoria li sogniamo da quando apprendiamo la loro esistenza come soggetto del desiderio e da quando cominciano i guai. La fase di ricerca si contrappone con la caccia «o mio o di nessuna» nella quale gli uomini collaborano poco, anche perché come si sa sono loro a definirsi cacciatori ma purtroppo la tempistica di solito è divergente. Gli uomini  sostengono la tesi che noi donne li ostacoliamo nel naturale e semplice  procedere degli eventi. Loro la pensano così: “Noi maschietti non siamo tanto complicati. O meglio, non siamo noi a complicare la vita a voi femmine. Siete voi che non volete accettare che a noi bastino quelle due o tre cosette con le quali viviamo un’esistenza appagante. Siete voi che dovete farvi STAR davanti alle amiche, avendo il più figo, il più forte, il più intelligente, il più capace, sì, l’astronauta! Se scendeste tranquillamente per terra stareste molto meglio. Senza queste vostre invenzioni fantasiose che vi fanno decollare così in alto e con le quali poi vi fate solo male quando cascate giù davanti al vostro sempliciotto.” E poi dicono che devono per forza giocare perché “si sentono obbligati ad andarsi a inventare il meglio” che noi donne vogliamo. 

E noi donne, cos’è che vogliamo? Un astronauta? No, forse lo diciamo per sottolineare che uno così lo avevamo trovato proprio noi e “ tiè, roditi d’invidia perché me lo sono preso io”. O forse la verità sta nel fatto che anche a noi bastano quelle due o tre cosette, se magari non ve le dovessimo chiedere per anni come se fosse un addestramento di uno che deve andare nello spazio. Certo che non deve, basterebbe non lasciare in sospeso quelle solite due cose, basterebbe che venissimo ascoltate sul serio e basterebbe anche non farci dimenticare come siamo uniche e insostituibili per voi. Passano tanti gesti e tante parole nelle sfide nella complicata latitanza eppure a volte per individuare il desiderato e trovare la grinta per sconfiggere gli avversari basta solo un innesto da una parola.  Per me al primo posto di tutte le parole più semplici pronunciate da parte di un uomo c’è «Volentieri». Giusto una parolina … però vuol dire che io ho trovato un ricercato, il mio.

sabato 29 marzo 2014

ORDINARIE FOLLIE AL MASCHILE: il seminatore

Il seminatore non è colui che si occupa della campagna e di sfamare la famiglia. Lui è uno dei tanti uomini che giornalmente cospargono il proprio cammino con ogni fattispecie. Sarà il suo modo per non perdersi, il trascinamento fiabesco di Hansel, il bisogno di essere rassicurato dell'affetto dell’addetta alla raccolta che lo ritrova sempre. Le lamentele non servono, neanche delle mappe con indicazioni precise dei collocamenti di partenza dei vari oggetti. Il seminatore persevera affinché non arrivi lo shock.                             
Stravolgere lo stato delle cose e far cessare la continua raccolta può essere una “Proposta indecente”. Quella arriva tramite un altro uomo che ha ben altri problemi e si porta l'addetta alla raccolta con sé, come da esempio nel film citato. In quella storia Demi Moore ha provato, con oggetti recuperati, a fare perfino un tiro a segno contro il perseverante ma alla fine si è arresa e ha seguito un cambiamento radicale, lasciandosi portare via lei per l'appunto. La soluzione meno drastica è nella destabilizzazione. Il conflitto sta nel disordine contro l'ordine. Invece di continuare a fare il segugio da riporto meglio concentrarsi nell'esagerare il disordine. Per esempio un bel cesto grande in mezzo alla stanza, un centro di raccolta. Fare disordine è facilissimo, per arrivare all'ordine ci vuole tanta pazienza e questa va a braccetto con la perseveranza del nostro spargitore. Quindi: tutto nel cesto e quando straboccherà aggiungerne pure un altro. Quando bisognerà ribaltare un cesto per ritrovare un oggetto per l'ennesima volta si stuferà chiunque. La novità sta nel fatto di aggiungere nel cesto anche le nostre briciole femminili, quelle sì che danno fastidio. Il seminatore, abituato a vedere le nostre cose sempre a puntino, si destabilizzerà. Poi, magari nel periodo delle piogge, nella calma dei lavori assidui, lasceremo decidere al lui in questione che le calze vanno meglio dove prima erano le camice, se a lui è comodo così. Forse poi le rimetterà là, una volta su cento, ma per quell'inizio ne vale decisamente la pena.

lunedì 24 marzo 2014

Quando metteremo a posto?

Uno va a fare una bella passeggiata, magari nel bosco. Per godersi la natura, i colori, il profumo, il silenzio in un bel sentiero. E poi? 

 Cosa ci fa una bottiglia, una finta ubriaca? Disperata, lasciata senza il suo contenuto. Poverina lei e povero il circondato che doveva abituarsi a ben altro.

 Vediamo: prima se ne andrà il bicchiere di carta, la sua decomposizione è calcolata da 3 mesi a 1 anno, dopo 10 anni cominceranno a sparire le lattine di bibite e birra ma, cara la mia bottiglia, riusciranno a resistere, con la loro presenza, anche fino a 100 anni. Ma tu, bottiglia di vetro, starai ancora lì a guardare il bosco dove cominceranno a degradarsi le bottiglie di plastica, che però sono le uniche a resisterti: il loro ciclo finisce anche dopo 1000 anni mentre tu te ne andrai già dopo 400, si fa per dire. Altra epoca, chi se ne frega, no?
Si sa? Allora perché avete lasciato ai posteri questi avanzi? Anche gli operatori ecologici (che nome nobile) non se ne accorgono?
Insomma, non sarebbe meglio fare diversamente, ora? Una specie di senso civico?

https://www.youtube.com/watch?v=Goe1qHABEKc
ALLA PROSSIMA !

giovedì 20 marzo 2014

Drabble

A N I M A  bidonata 

La teoria è: l’ energia continua trasformarsi e l’ anima invece tende evolversi. Così l’energia, sentendosi inferiore, si è inventata la relatività del tempo causando l’ effetto incubi .
Dimostrazione: Tu l’onnipotente unisci l’ anima-simcard ad un nuovo corpo-cellulare che non sa niente della vita del suo precedesore (specialmente se lo hai buttato nel cesso) e non comprende la memoria del’anima-simcard. Il tempo passa, l’anima ci prova, anche di notte, nel sonno, ma corpo non intiende.

Risultato:  Nel tempo, probabilmente inoltrato, il corpo finalmente conette ma viene preso per un rimbambito e buttato, perappunto. Ecco la fregatura.

venerdì 28 febbraio 2014

ORDINARIE FOLLIE AL MASCHILE: il chirurgo

Dicono da sempre che noi donne siamo delle pettegole. E perché smentire una delle più spassose occupazioni, quella di sparlare degli uomini? Certo, intendo quegli uomini che, nei loro impegni giornalieri, diventano follemente divertenti.

Ho raccolto diverse testimonianze e vorrei condividerle. Per cosa? Magari un sorriso in più o una conferma che gli uomini sono tutti più o meno uguali. Noi donne siamo nella stessa barca, anche se quella non la vogliamo condividere, però dentro di noi, con una certa consolazione, possiamo, volta per volta, proclamare:“Che fare, sono uomini!”

Il primo esemplare che ho scelto è IL CHIRURGO.
L’uomo al quale mi riferisco non ha studiato medicina, non l’aveva nemmeno in mente, magari fa l’operatore ecologico, come va di moda oggi, oppure gestisce un’azienda ma quando torna a casa, nel suo habitat, si mette all’opera. Non importa di quale genere, però lui sa che ha bisogno di un’assistente. L’operazione comincia con un’innocente «Sai dove è?». Qui bisognerebbe troncare la sua intenzione con un secco «No», però una delle pecche di noi donne è che siamo spesso delle “crocerossine” e ci piace tanto aiutare, specialmente il nostro lui, e pensare a come siamo indispensabili. Ripetutamente e senza deviazioni caschiamo nell’anello del programma maschile “cosa mi devo riempire la testa con queste inutilità”.

Così comincia il vero e proprio intervento con il suo «Portami … Tieni … Metti quello di là … Passami … ». Mentre sta operando tutto quello che non va nel verso giusto è colpa nostra. Non è che ci pesi perché, malgrado il lui in questione non ci ritenga autonome, continuerà comunque a richiedere la nostra assistenza, ad aver bisogno della nostra presenza. Ci mostra le sue competenze anche quando gli portiamo da bere e asciughiamo il sudore dalla sua fronte. Ci sono passaggi cruciali nei quali abbiamo la minima possibilità di cavarcela, una chiamata urgente e scappiamo o un piccolo incidente di percorso, come un ditino schiacciato. Non sul serio, quasi per finta. È una possibilità nella quale anche se noi saremo ufficialmente degradate ad incapaci potremo però essere medicate da lui, fasciate e, oso la visione massima, essere consolate. Tanto il nostro lui non vuole altro che essere protagonista in quello che decide di fare e per noi quel che conta è che sia finita. Dirgli che senza di lui noi non avremmo potuto farcela, pure con il dito fasciato, è doveroso.

Poi, dopo che abbiamo assistito il nostro chirurgo e, grazie a lui ovviamente, abbiamo appreso una delle sue lezioni, noi donne di solito lo finiamo il lavoro, tanto non se ne accorge, ha già in testa un'altra missione. È un uomo!