giovedì 29 gennaio 2015

Concorso Follie al femminile



L'appuntamento del 29 rimane anche nel 2015, solo che stavolta saranno "follie al femminile". 
In più pensavo di premiare i miei fan. In pratica dal prossimo mese metterò in palio dieci copie del mio libro "Hodobo, una volta c’era la chat". Una al mese, per dieci mesi appunto, sarà il premio per chi darà per primo la risposta esatta alla domanda che vi farò alla fine dell'articoletto delle Follie al femminile. 

Quindi il 29 io pubblicherò, sempre nel pomeriggio, un racconto/ino, come per esempio questo:

Un'altra sera la signorina Agnese si affrettò a lasciare la sua abitazione e, dopo essere scesa giù per le scale, uscì dal portone più svelta possibile. Per strada, poi, si poteva sentire il veloce ticchettio dei suoi tacchi perché quel tratto era fatto da ciottoli di vicoli antichi e, visto il suo passo furtivo, portare i tacchi per questa corsetta notturna sarebbe potuto risultare come una sua poca accortezza, e quindi strano. Avrebbe potuto benissimo portare una calzatura non rumorosa e cambiarsi le scarpe là, più avanti, per non farsi notare. La conclusione ovvia è che lei voleva essere vista, perché un lui si accorgesse di lei, perché venisse incuriosito e magari una di quelle sere finalmente si decidesse a seguirla. Infatti lei, ogni tot di strada, si fermava e si voltava indietro. La signorina Agnese, che di giorno dormiva perché di notte lavorava. E quel lui era talmente impegnato di giorno, lei lo sapeva bene, perché lui faceva il medico di mestiere, quello degli animali, il veterinario. Un giorno, non tanto tempo fa, lei aveva portato nel suo studio una cagnolina da visitare. Tutta in fretta, preoccupata, l’aveva in custodia da una sua amica e pensava che le fosse successo qualcosa perché ad un certo punto si era messa a lamentarsi. Lui era stato così gentile e così simpatico, aveva risolto in fretta il problema: un piccolo pezzetto di rametto nella zampetta incastrato tra le unghiette, più che altro dava fastidio. Quando Agnese aveva riconsegnato la cagnolina alla sua amica aveva scoperto che il dottore abita proprio di fronte al palazzetto dove sta lei. Che disdetta però, lei la cagnolina l’aveva in prestito e lui il suo cane lo porterà fuori proprio di sera, quando lei lavora; prima che le capiti ancora una giornata libera ne passerà. 

Così, un po’ per timidezza un po’ per la pazzia propria a tutte le donne, escogitava un’idea dopo l’altra nella speranza di incontrarlo, il medico, magari essendo più presentabile, non come quella volta dopo la corsa dal parco, con la cagnolina in prestito, una tuta e le scarpe da ginnastica ….

A questo punto il racconto finisce e la mia domanda potrebbe essere: che lavoro fa la signorina Agnese? La risposta più pertinente e inviata per prima, non importa se sul blog, Twitter, Facebook o G+ si aggiudicherà la prima copia in omaggio, spedizione compresa ovviamente. Intanto, se vi va di fare una prova oppure avete qualche idea al maschile per risolvere il problema della signorina Agnese, potete rispondere lo stesso.
Vi aspetto comunque il 29 febbraio,

Veronica

venerdì 2 gennaio 2015

Un Capodanno non da tutti, eppure basta un poco di ….

Premesso che io ho fatto e partecipato a diverse razze di Capodanni, da quello solitario, quello che dopo tanti balli più o meno sfrenati si continua pure con il trenino, quello dove non si fa altro che mangiare in compagnia di perfetti sconosciuti in un ristorante perfettamente organizzato, quello in piazza con intrattenimenti canori al freddo, passato in piedi e riscaldato con vin brulé brindando alla fine con la massa, col vino versato nel bicchiere di plastica o a canna come a Champs-Elysées, quello contando alla rovescia davanti alla tv insieme a tanta Italia e stappando la bottiglia precisamente allo scoccare delle 24 e bevendo nei bicchieri di cristallo rigorosamente boemo, quello con tanti botti acquistati il giorno prima e fatti scoppiare nel giardino pieno di neve dopo un Natale senza un fiocco, quello sulla spiaggia con un botto solo e una bottiglia sola ma con il verso del mare e al calduccio, quello con il calore di una famiglia modestamente numerosa e modestamente rumorosa ma finalmente creata, quello in montagna dopo una giornata di sciate dilettanti e come tale un Capodanno quasi mancato per l’esaurimento fisico ….
Belli o brutti, ci mancava quello migliore. Sarà come la questione del vino, bisogna aspettare dei lunghi anni per poter assaporare quello veramente buono, che finalmente è arrivato quest’anno a Cascina Macondo in Piemonte, dove vivo da alcuni anni.
Per posta elettronica, come si conviene in questi tempi moderni, mi è arrivato l’invito di Pietro Tartamella di passare il Capodanno con loro nella loro cascina. Ho conosciuto lui e sua moglie Anna tempo fa in una delle loro iniziative quindi sapevo che la loro compagnia è perfettamente nelle mie corde e questo era sufficiente per avere tanta voglia di rivederli, leggendo il programma a grandi linee ero convinta di volerci andare. I posti erano limitati, un altro motivo per partecipare. Gente non poca ma neanche tantissima, infatti eravamo una quarantina ma, come nell’aspettativa di tutta la serata, all'insegna della serenità, già aspettando l’inizio con calma per gli ultimi arrivati forniti come tutti noi di vassoi, pentole e ciotole pieni di cibo, bottiglie di bevande varie, il tutto offerto, da condividere. Ma quanto buon cibo che ho mangiato quest’ultimo dell’anno! Un’idea fantastica per poter conoscere e assaporare diversa arte culinaria come poter fare la conoscenza di tanta bella gente, come si usava dire una volta e credo abbia un significato anche oggi, racchiudendo l’attrazione di vite diverse eppure affini nell'interesse per qualsiasi forma d’arte con l’amore, il rispetto e il piacere per essa. Persone di età e occupazione diverse sono state unite in questa serata organizzata dai coniugi che sono già una garanzia, se si cerca il “semplicemente diverso”. Siamo stati accolti a casa loro con ospitalità impeccabile, abbiamo ricevuto un ricco aperitivo preparato gentilmente da Anna, che chissà quanto tempo ci ha perso nel pomeriggio, e poi tutta la sua assistenza durante la serata. Lei e sue amiche sono state gentili ad aiutare nello scaldare il nostro cibo, fornendo noi grandi di caffè e di connessione internet i giovani bisognosi. Grazie Anna per la tua disponibilità e dolcezza!
La serata d’intrattenimento è stata guidata da Pietro che come capitano della sua nave ha condito gli intermezzi di tombola con sapiente divertimento e ci ha coinvolti nel dare i nostri contributi, questo perché diventi un mix piacevole per una compagnia, bisogna proprio saperlo fare. Si sentiva l’atmosfera di una serata serena, piacevole e divertente allo stesso momento. C’erano dei bambini piccoli e persone di età più “lunga” ma su tutti i visi si potevano notare sorrisi felici. Le conversazioni diverse coinvolgevano, quelle separate non disturbavano. Quanto rispetto e quanta gioia in una serata sola!
La mezzanotte è stata decisa sull'orologio del salone e quando si è avvicinato il termine di quest’ultima notte dell’anno è stata spenta la luce e Pietro ha messo dell’alloro nel camino del salone. Scoppiettava bene e tutti noi in questo passaggio abbiamo pensato a qualcosa di nostro e intimo, ad un desiderio magari …
Con il brindisi fatto dopo, tranquillamente e pure abbondante, rinnovo ancora buon anno a tutti, grazie Anna e Pietro :) E’ stato il mio capodanno migliore!

Da Veronica Petinardi, una storia vera. 

lunedì 29 dicembre 2014

ORDINARIE FOLLIE AL MASCHILE: Gradualmente



Alla fine di quest’anno con Le follie al maschile vorrei dedicarmi ai cambiamenti, come si fa sempre avendo certi buoni propositi per l’anno nuovo. Avere dei progetti semieccezionali e aspettative sovrabbondanti come viene regolarmente confermato prima dell’esaurimento di gennaio. Insomma, difficilmente arriviamo a concludere, quindi? Parlando per il genere femminile sarà il nostro esagerare in tutto, l’essere brave nell’immaginazione e l’avere quella radicata convinzione che il volere sia potere. Poi la vita per noi donne corre sempre e concludere non è facile. Però se il proposito riguarda il nostro lui, allora forse non avevamo capito tanto. Perché se lui è, per esempio, un “chirurgo” o un “seminatore” stiamo pur certi che non smetterà da un giorno all’altro di farsi servire ad ogni missione che lui deciderà di intraprendere; come far diventare un uomo ordinato è un compito arduo e quasi impossibile. Vi sarebbe potuto capitare uno straordinario ordinatore o un fai da te, esistono pure quelli, ma ovviamente loro hanno un altro difetto. I maschietti generalmente “vivono un’esistenza appagante con quelle due o tre cosette, non sono delle star”, sono solo dei  “ricercati” da noi donne e una volta trovati la nostra intuizione ci porta a costruire la convinzione che costui è il coprotagonista della nostra vita. Poi si arriva alla resa dei conti e ai nostri buonissimi propositissimi di far rientrare il nostro lui sui binari fabbricati da noi. Sappiamo che lui non è un Freccia Rossa, piuttosto un regionale diventato locale con la sua dichiarazione d’amore che ci ha provviste dell’assicurazione di onnipotenza. Fargli perdere il vizio di giocare con le dita dei piedi con le biglie sul tappeto davanti alla tv o fargli capire come cambia una frase secondo come la si dice, quando la si dice e il tono che le si dà, sono troppi quesiti messi insieme, non si può certo pretendere nemmeno da lui un restyling completo e giustificare il nostro insuccesso esclamando “che vuoi fare, è solo un uomo!”, è un tantino scorretto.

A differenza della risposta alla domanda più importante, se “ mi ama o non mi ama”, è meglio non fare e non farsi tante domande, il tempo e la pazienza risolvono tutto. Meglio concentrarsi su una certa pace nel rapporto e avvicinare il più possibile le biglie, il disordine e tanti altri disastri alla nostra soglia di sopportazione, tenere in lui salda la convinzione di essere la donna senza la quale non riuscirebbe a vivere. Fare un lifting al nostro pensiero femminile e prenderla per un verso più appropriato. Ho sentito delle frasi che secondo me rappresentano la chiave del successo: “Ogni uomo può essere cambiato da una donna sola, quella giusta.”, l’altra: “L’uomo si cambia, però gradualmente.”. Mi è stata regalata da un amico.

Meditate donne, meditate ….

Buon anno a tutte,

Veronica

sabato 29 novembre 2014

ORDINARIE FOLLIE AL MASCHILE: Per sempre ?

Tutto è cambiato, cresce il numero dei maschietti che ci mollano. Prima erano loro a costruire e gli scocciava lasciare tutto lì. Noi ragazze dovevamo essere capricciose e volubili, fare il lavoro sporco ed occuparci dell'incombente causa di incompatibilità dei caratteri. Ora non c'è più nessun tipo di stabilità e certezza, così niente può durare per sempre. 

Perché quello che che chiamavano Gesù continuava ad invitare, a cercare, di persuadere tutti che bisogna amare, vivere solo per l'amore. Sempre? Diceva che l'unica cosa che conta è un sentimento positivo d'amore, d'amicizia. Poi diceva anche qualcosa riguardo i nemici, come di non contarli per farne una brutta collezione ma perdonarli per non far crescere il numero che porta alla depressione. Meglio prendere una sberla ogni tanto ... qualcosa del genere, non sono molto di parte.Però so, come tanti, che per azzuffarsi, sì, ci siamo, ma ad amare, e per sempre, si crede sempre meno.

L'esperienza ci ha insegnato che ad esagerare, anche in amore, si trovano delle brutte sorprese. Nel'68, per esempio, tanti si sono liberati da certi tabù e si sono messi a decantare la natura, amare a destra e a sinistra. Si amava così tanto che quegli anni si ricordano tutt'ora. Forse a qualcuno sembrava tutto troppo esagerato ed è arrivata la mazzata con la deficienza immunitaria. Cattiva la natura. Ma noi ci difendiamo bene, consumiamo e buttiamo tutto senza pensarci due volte. Purtroppo anche qui ci scappa la mano, tra le immondizie spesso va a finire quel sentimento smarrito e senza odi. 

Allora prendere i ceffoni dei nemici o di madre natura per credere nell'alabarda spaziale del "per sempre" non conviene. Meglio diventare indifferenti all'eternità, con tutti questi virus vecchi e nuovi non c'è tanto da scherzare, amiamoci oggi, domani si vedrà. ECCO: "Amore a tempo determinato"!  I sentimenti che scorrono come l'acqua, la sostanza della quale siamo fatti, la nostra naturale natura che all'occorrenza purifica, rigenera o porta via gli ostacoli e le seccature. Scivola via facilmente come sopra il duro cemento posato sul morbido terriccio. Tanto se c'è qualcuno che predica ancora, le orecchie di oggi sono per lo più dotate di auricolari. 

Io me ne frego. Voglio un contratto d'amore a tempo determinato, voglio essere fatta di acqua bella pulita, voglio poter camminare con i piedi in mezzo all'erba morbida, non sprofondare nel fango. Voglio riempire il mio corpo della sensazione di sicurezza che quello che mi circonda non è ostilità ma amore, voglio potermi addormentare serena e sognare ancora ... di poter fare, creare e passare oltre ... per sempre. Quanto prima.


mercoledì 29 ottobre 2014

ORDINARIE FOLLIE AL MASCHILE: Amami


Amami, come ho sempre sognato. Amami con i tutti sensi. Nei tuoi occhi vorrei trovare la passione per me, interiore e intima, solo per te. Vorrei trovare nei tuoi occhi il riflesso di tutta me, perché tu conoscerai ogni parte di me però mi amerai ogni volta come se fosse la prima, scoprirai un altro dettaglio come accade in un quadro che dalla galleria più importante affascina, al quale tu torni per ammirarlo, per scoprire una nuova prospettiva, una nuova sensazione. Io fantastico su come il tuo amore sfiora il mio corpo per esplorarlo ancora e perdersi nel mio grido, le mie sensazioni libere si uniscono alle tue. Tu stanco, io felice. Tu mio, io tua. Nell’abbraccio infinito addormentarmi, sentirti vicino. Quando faccio questo sogno percepisco perfino il tuo profumo e mi immagino come tu ti addormenti beato con il mio.
Desidero tanto che si avveri e lotto ogni volta perché questo sogno possa accadere. Se tu sei mio, amore, posso anche gridare, posso arrabbiarmi, posso provocarti, posso disperarti, posso farti imbestialire se occorre, perché niente è più dolce all’amore dopo, ogni piccola conquista della fantasia è reale, l’improvvisa uscita dalle ceneri di una battaglia e la volontà di fare pace viene apprezzata, non è un semplice dopo cena.
Io donna complico sempre tutto per ottenere una vittoria, deliziosa. Per questo si dice: dove si litiga, là si ama.