13.2.17

Ogni 13 del mese, barra 14 febbraio



Dalle vetrine dei negozi, che da un po’ hanno le vampate, si capisce l'avvicinarsi del giorno degli innamorati. Una marea di cuori di tutte le misure e diverse qualità. Evidentemente c’è una stimolante richiesta, altrimenti non sarebbe comprensibile la fiorente offerta per un regalo facilone.
Al centro del giorno degli amanti ci sono comunque le sorprese, dovute alla volontà commerciale di trarre profitto ovunque. L'esempio del diamante è il massimo della mancanza di fantasia. Lui, soprattutto quello incastonato in un cerchietto che non dà spazio ad interpretazioni, ha fatto diventare la festa degli innamorati quasi una succursale della festa della donna, invece che una copia. Nelle dichiarazioni d’amore, nei regalini e nella polverina brillantante rimane solo lo strascico della legenda che forse non tutti conoscono.
Quella che narra di un personaggio storico, un certo Valentino, che il 14 febbraio dell'anno 273 fu giustiziato per aver unito in matrimonio dei soldati romani contro la volontà dell’autorità. Questa vietava anche i fidanzamenti per paura che gli uomini si allontanassero dal mestiere della guerra. In quei tempi lontani il maschione era ancora appassionato della donzella davanti all'altare. Il soldato, agevolato dal sacerdote e la sua missione di sottrarre la volontà alla guerriglia per il sentimento più onorevole, convolava a nozze.     
Nella leggenda non si parla del gioielliere, si esalta l'unione di due persone in un sentimento. In conclusione: invece di arrivare con un cuscino a forma di cuore sotto il braccio (come con la baguette) al posto della dichiarazione "implicata" mentre le donne rimangono sempre in sala d'aspetto, noi, il popolo moderno, comunichiamo? Anche via sms va benissimo, al posto dei combattimenti. Altrimenti qualcuno dovrebbe mettersi ad impedire le unioni. Senza tagliare le teste a prescindere, giusto per rimettere certe volontà in gioco.
Se invece fate parte di quelli che portano i propri sentimenti su un piatto quotidiano, fate molto bene. I sentimenti vanno sbandierati, dall'uno all’altro, anche nel caso non abbiate un bonazzo come sopra o una specie di top model.

Buone emozioni a tutti, d’ora in poi.

29.1.17

“Viviamo di movimento, pattiniamo con l’amore”


Sono passati diciotto anni e gli europei di pattinaggio sono tornati in Repubblica Ceca. Oggi, 29 gennaio, ci sarà la conclusione con il galà d’esibizione.
Uno sport in cui i pattinatori cechi hanno scritto delle pagine importanti e per me, davanti alla tv, ogni inizio anno segnava un ricordo amato. Uno sport che seguivo e tuttora guardo con ammirazione. Sono una telespettatrice artistica che ha sempre guardato questo sport con stupore e senza critica alcuna, consapevole del fatto che non avrei mai potuto nemmeno mettermi i pattini. Forse da piccola mi dispiaceva un po’ ma bastava voltare l’interesse da un’altra parte. Se ci sono degli impedimenti reali bisogna semplicemente essere umili e restare a guardare.
Una magnifica grazia, una serie di combinazioni di capacità fisiche che diventano una meravigliosa goduria per lo spettatore. Per me è uno dei rari momenti in cui potermi emozionare davanti alla tv. Rimanendo nell'ambito dello sport proibito e degli europei di quest’anno non voglio fare né una cronaca né delle valutazioni, posso dire di essere rimasta sbalordita come tanti, credo, davanti alle splendide esibizioni di Javier Fernandez, Evgenia Medvědevá, Anna Cappellini con Luca Lanotte e Michal Březina. Non voglio nemmeno parlare di mio campione preferito Evgeni Plushenko.
Faccio solo una riflessione, insieme alla traduzione della promozione dal sito di USK Praha -https://www.krasobrusleniusk.cz/ Il “Club Sportivo Universitario di Praga”, centro di pattinaggio da dove esce la maggior parte dei pattinatori cechi più famosi, è un vivaio aperto a tutti, anche a chi ha semplicemente intenzione d’imparare a pattinare ma che intanto è osservato dagli allenatori del centro di pattinaggio. Così entra a far parte del “pescaggio” dei talent scout. Infatti nello spot c’è anche un papà che racconta di essere andato con la figlia a fare un giro domenicale sui pattini, per di più prestati, finendo col comprarne di nuovi.“Saltiamo la corda, ci tiriamo le gambe”, una bambina descrive le lezioni là dove si comincia molto presto, ad appena 5 anni di età. “Viviamo di movimento, pattiniamo con l’amore” è lo slogan del sito, perché ci vuole amore e tanto spiegano alcuni dei diciotto allenatori.
Il pattinaggio è uno sport psicologicamente impegnativo, bisogna essere forti, combattivi, tenaci e resistenti, consapevoli dell’obiettivo da raggiungere. Un altro allenatore senza mezzi termini afferma che bisogna essere implacabili e saper lavorare duro, soprattutto avere la cognizione del dolore. È uno sport che fa tanto male, bisogna contarci, anche da parte delle mamme. Se questa consapevolezza viene fatta propria allora è tutto a posto, s’impara a convivere con la sofferenza. “Io personalmente penso - dice sempre un’allenatrice - che questa sia una grande scuola di vita, se non altro i bambini imparano che niente è gratis e tutto bisogna guadagnarselo”.  
Oltre alla ginnastica e alla danza s’impara ad orientarsi nello spazio, collaborare con gli adulti, coordinare totalmente il corpo e la concentrazione. Quando si sbaglia durante gli allenamenti, si viene sostituiti e dopo pochi minuti si prosegue per correggere lo sbaglio, dimostra cosa si riesce a tirare fuori da sé stessi.  

Quindi stasera il galà degli europei confermerà che dietro ai grandi successi si cela non solo l’impegno, come in tutti gli altri sport ma anche tantissimo dolore come contropartita ad ogni grazia portata ai massimi livelli.








13.1.17

Quando non si riesce a trovare un’idea



Ho deciso, la sveglia alle sei di mattina è l'unica possibilità. Le dita sono riposate per pigiare i tasti e la testa sveglia, fresca, presuppone la possibilità di produrre qualcosa.
La mia amica fa le foto al mare di mattina proprio oggi. Forse è quest’ora così piccola, in cui è meno attrattivo, quando sopra di lui galleggia un alone di un vapore che ci vuole uno scatto fortunato per avere un bel ricordo di questo posto.
Ho anche un amico molto esperto di questo, veramente è un perito di ogni cosa che mi venga in mente di chiedergli. Se fosse qui mi spiegherebbe perché il mare stamattina non è un granché e magari mi farebbe anche venire uno straccio d’idea, sarebbe tutto più limpido.
Nella mia testa non è lui, il mare, il protagonista di questa mia permanenza temporanea in sua vicinanza. In verità vorrei tanto scrivere su di lui, perché il mare mi piace tanto, mi basta la parola “mare” e farei le valigie. Ora la mia fortuna di esserci davanti non mi aiuta. Sento il suo profumo e non mi concentro. La mia amica si è ormai allontanata alla ricerca del suo superscatto e io continuo a trovare scuse nella vista del mare che non mi appaga.
Probabilmente dovrei stare in un bar in mezzo a gente chiassosa, di sera, con fumo e alcool o caffè a fiumi, non la mattina presto. La notte però a volte confonde. Non mi capita spesso di scrivere a comando, fare la copywriter insomma, sono a corto d’idee e me la prendo con il mare, il mio amatissimo mare che stamattina non ha colori meravigliosi.
Tanto è questione di ieri sera. Quella per cui la mia amica si allontana sempre di più nella natura e io rimango qui sulla terrazza per scrivere. “Ci dividiamo stamattina” abbiamo deciso, per far smaltire le troppe parole scomode di ieri sera. La colazione è rimasta tutta sul tavolino e la vista del mare è ancora uguale.
Io e il mare e poche righe. Vedo ancora la spiaggia e due silhouette, quelle di ieri sera. Ricordo quello che ho pensato e le parole dette poi. Invece di continuare con questa minivacanza, invece di cercare di scrivere, vorrei solo tornare a casa, penso.

La natura convive con le sue imperfezioni. Ecco, il sole dà una mano per far evaporare la tendina grigia sopra il mare. La sua superficie brilla con dei luccichii, sta risplendendo con dei colori azzurri-blu. Sembra sia successo all’improvviso. Una bellezza che scalda, il panorama con una nuova luce, una mano per rituffarmi nel lavoro. Scrivere, voglio scrivere. L'unica cosa che riesce a fermarmi è il grigiore con contorni poco chiari.




2.1.17

Acchiappate i vostri sogni e viveteli !



“A chi, come me, ha perso tutto in un attimo, auguro di conservare la curiosità per tutto quello che è sopravvissuto a quell'attimo.” Un tweet pubblicato da eroCAROLina e retwittato da me su Facebook è posto in fondo al mio libro perché è una di quelle frasi che mi fa stare bene e mi aiuta a comunicare la serenità che possiedo. I sogni.

Sapete cos'era bello con i vostri mi piace, i commenti, i saluti e le condivisioni? Ho passato il Capodanno in compagnia di tanti di voi sparsi per l’Italia e sfido ancora chi ha da ridire contro la comunicazione nel web. Ho sentito vicini non solo i miei amici del mondo fuori il web ma anche quelli che conosco solo lì. Mai bevuto un caffè insieme, mai stretto la mano ma sono miei amici e so che aspetto hanno dalle foto, se le postano. Al massimo si parla su Skype, dove ti guardi negli occhi a tu per tu e hai uno scambio d’idee perlopiù lavorative, perché è così che si fa. Si vive parecchio dentro, intendo in internet, e poi tra uno scambio di opinioni e l’altro, avere e dare informazioni al servizio di un rapporto lavorativo, trovando l’intesa collaborando ad un progetto, si diventa amici. Non è una bachetta magica. Un progetto, un’intesa, l’amicizia. Che cosa c’è di diverso da come succede fuori, distante da una tastiera o un touch? Lo si fa perché è fuori che l’abbiamo imparato ed è qui dentro che lo applichiamo, è qui dove superiamo le barriere.  
Fare meno chiacchiere e guardare i fatti, cosa succede sulla strada, sull'asfalto, sul terrazzo e non solo l’ultimo dell’anno. La vita a mio modestissimo parere si è già spostata qui dentro, forse per questo scudo qua che fuori non c’è, dove non ci protegge e permette di ferire a sangue. La paura di scegliere qui dentro si supera e ad avere il coraggio si riesce, magari anche con l’aiuto delle applicazioni, non importa. Per fare un esempio "Kissinger", il bacio a distanza grazie ad un dispositivo da collegare allo smartphone.
Il fare è andare avanti.
Scoprire le soluzioni, trovarsi.
Con questa, sorridendo o no, vi rinnovo i miei auguri per il 2017, Acchiappate i vostri sogni, applicatevi con tutti gli strumenti che la natura vi ha dato e dove non riuscite pigliatevi quelli offerti dalla tecnologia. Smettetela di trovare scuse, non indugiate, i vostri sogni sono lì davanti a voi, prendeteli e viveteli!




29.12.16

2017 con birra a fiumi, o se preferite pivo


Chi mi conosce bene sa che sono un’accanita sostenitrice della birra ceca. Ci mancherebbe, sono nata a Praga! Poi è da poco che vivo a Torino e anche questo si sa. Invece io, mentre cucinavo per gli amici torinesi il gulasch, ignoravo l’esistenza della “Gabbia del matto”. E se a Torino qualcuno ancora non sa di che sto parlando, sono lieta d’informarvi. Soprattutto se non avete ancora deciso cosa fare l’ultimo di quest’anno e vi piace la birra.

Il locale Klec Blázna, ovvero “Gabbia del matto”, sta a Torino in via Sant'Ottavio 37. Il locale è nato 12 anni fa da chi pensava di essere matto ad aprire un locale di tradizione ceca in una città come Torino. Forse ci ingabbiamo, avranno pensato, ma senza provarci chi potrà conoscere un’ottima birra? D’accordo, esistono ristoranti italiani in tutto il mondo, ma i piatti della cucina ceca potevano sembrare un’idea fuori di testa. 

Io di certo sono di parte ma se sono durati più di dieci anni a qualcuno  piacerà. Oltre a una birra ottima, per il capodanno del 2017 in locale di un gusto moderno hanno preparato un mix di fantasia culinaria. Rispettando la tradizione, l’italianità e ovviamente il marchio “made in Cechia” si gusteranno vini italiani e non per ultimo la celebre Becherovka, un rinomato liquore ceco.

Potete consultare il menu proposto per il cenone dai gestori, da gustare nel locale a pochi passi dalla Mole. Una cena diversa, un servizio rigorosamente e gentilmente ceco con la possibilità di proseguire con baldorie “capodannesche” nel centro di Torino, appena dietro l’angolo.

Vedete voi, io una telefonatina la farei, ovviamente gli ultimi posti entro stasera.  



                                    3383091504       3499912095







25.12.16

BUON NATALE 2016



Auguri di Buon Natale. Che sia una giornata passata con la persona migliore del mondo per te : TU stesso. Pensando serenamente che oggi è festa e potresti fare tante cose per renderti felice. Se ti serve qualche spunto puoi aprire le noci o le mele per trovare quelle buone e sane come augurio per la fortuna e la salute. E se ti chiedi dove ti sta portando la tua vita fai galleggiare in un recipiente capiente pieno d'acqua una mezza noce e soffiaci su. All'interno della noce puoi inserire una piccola candelina accesa. Poi soffia come preferisci alla tua barchetta e vedi quanto si sposta dalla partenza. Se va lontano il tuo orizzonte si amplierà, se ti rimane vicino la tua strada nuova la troverai poco lontano da te. Auguri a tutti voi per le feste affinchè vi risplendano!

13.12.16

Come hanno festeggiato il cagnolino e la gattina, una favola ceca.


Per un cagnolino era il giorno dell’onomastico, mentre una gattina festeggiava il compleanno. Volevano farsi una sorpresa, passare quel giorno come si deve, da festa. Così decisero di preparare una torta.
“Oh, io ho proprio una gran voglia di torta” confermò il cagnolino “Però deve essere una torta vera!”
“Ma io non so come si fa una torta” obiettò la gattina.
“È semplice” disse subito il cagnolino “La torta è buona perché ci si mette dentro tutto quello che piace”.
 Così andarono a prendere gli ingredienti e a mettersi un grembiule.
 La gattina prese il latte e il cagnolino aggiunse un wurstel. “Ancora, di più” disse “Più ne metti, più la torta diventa vera”. Continuando ad aggiungere delle cose disse “Se ci mettiamo cento cose buone, sarà cento volte una torta vera!”
“Sì, ho capito” gli rispose la gattina e pensò a prendere, oltre alla farina e allo zucchero, anche la marmellata. “Ma no!” insistette subito il cagnolino “A me la marmellata non piace!”
“Allora mettiamo il formaggio” la gattina gli concesse di togliere la sua dolcezza preferita per la ghiotteria del cagnolino, e lui subito aggiunse “Magari cetrioli e il pezzo di salsiccia che è rimasta” e mentre lo diceva si vedeva che gli era già venuta l’acquolina in bocca.
Intanto la gattina mise dentro la torta vera anche la panna dicendo: “Panna e cioccolato non possono mai mancare”. E poi ci andarono pure le caramelle, cannella, aceto, pepe e sale. Solo il pane non andava a tutti e due. “In ultimo la cosa più importante” arrivò il cagnolino con un pentolino “Un buon sugo!”

Poi quando ebbero mischiato tutto si accorsero di quanta torta avevano fatto. “Oh, sarà una torta magnifica!” dissero all’unisono e la misero nel forno. Dopo un po’ uscì del fumo allora, convinti che la torta fosse pronta, la misero fuori dalla porta per raffreddarla.
Passava di lì un cane randagio che sentì i profumi del cibo. Si avvicinò e, anche se la pentola fumava, lui aveva così tanta fame che mangiò e affondò nel cibo trovato. Si affogò, gli vennero perfino le lacrime per quanto era ancora calda la torta e per la fretta che aveva. Poi, appesantito, si è allontanò.

Quando il cagnolino e la gattina uscirono, pensando che la torta ormai si fosse raffreddata, trovarono il pentolone vuoto.
“Ma, ma, dov’è finita la nostra torta vera?!” si guardavano e cercavano intorno. A un certo punto, là nei cespugli, sentirono dei lamenti. “Oh che dolore! Che dolore!”
“Vedi? Non dovevi, non era roba tua!” il cagnolino rimproverò il trovatello.

 La gattina guardò il cagnone randagio, tutto dolorante, sporco, e le dispiacque: “Ma sai, pensa se avessimo mangiato noi tutta la torta” disse “Magari saremmo stati male anche noi e non avremmo potuto festeggiare” e fece uno dei suoi miagolii.
Il cagnolino invece bofonchiò: “Ma io ho fame e ora non abbiamo più niente, abbiamo messo tutto nella torta!”
“E vabbè, fa niente, qualcosa sarà rimasto, una tisanina magari, disse la micetta “E poi sai, magari farà bene anche a lui,” disse indicando il cagnone lamentoso sotto al cespuglio.

Così dopo che ebbero bevuto tutti e tre la tisana e riso pure alle storielle strampalate del cagnone, lui si addormentò russando così forte che le finestre risuonavano. Il cagnolino e la gattina ci improvvisarono su un bel balletto e poi il cagnolino disse: “Ma lo sai che con questo nuovo amico sono state la festa di compleanno e l’onomastico migliori di sempre?”














8.12.16

Gli utenti di internet nel mondo, Italia in stallo



Negli ultimi dieci anni (dal 2005 al 2015) il numero degli utenti di internet nel mondo è triplicato eppure solo il 47% della popolazione mondiale usa internet. Non c’è nazione sviluppata che non se ne serva, è la diffusione di internet che cambia da una parte del mondo all'altra. L’Europa rimane il continente con la maggior penetrazione davanti alle Americhe.

Guardando lo scenario globale si potrebbe dire che l’uso di internet è penetrato più al nord invece che al sud, specialmente nel continente africano che ha ancora territori inesplorati da intenet e l’utilizzo si ferma al 25,1% della popolazione. Ogni paese ha una situazione particolare. Mentre le problematiche dell'Africa sono ben immaginabili, per quanto riguarda l'India, dove il PIL cresce in modo esponenziale e per il numero di ingegneri nati ogni anno, la situazione è meno comprensibile. 1,1 miliardi di persone sono di fatto escluse dalla possibilità di collegarsi alla rete con regolarità e in maniera attiva. È un numero altissimo. La popolazione totale è di circa 1,25 miliardi; il 41% ha meno di 20 anni. Tuttavia ci sono progetti (parecchio ambiziosi) per portare la Rete dappertutto, anche nei posti più remoti del pianeta. Infatti con Free Basics, promosso da Mark Zuckerberg, Facebook offre gratuitamente il collegamento ad alcuni siti di pubblica utilità in India.

Uno degli ultimi dati diffusi dalla Banca Mondiale a Washington parla di 4,2 miliardi di persone sulla terra, quasi il 60% della popolazione mondiale, sprovviste di una connessione Internet privata. Il 47% della popolazione mondiale usa internet. Gli europei sono i più attivi: il 79,1 % usa internet, contro il 66,6% degli abitanti dell’America (tutta) e della Comunità degli Stati Indipendenti, confederazione di alcune ex repubbliche dell’ex Unione Sovietica, Russia compresa. Un altro dato che si potrebbe considerare curioso è il rapporto tra la metà della popolazione globale che non utilizza la rete, e l’84 % della popolazione che vive in aree dove la connessione mobile sarebbe disponibile.
In Italia ne sappiamo qualcosa. Secondo i recenti report, internet non cresce ed è usato circa da un italiano su due. Rispetto agli altri paesi europei, almeno dal punto di vista numerico, internet in Italia è fermo. Ritardi infrastrutturali mai colmati e tante, troppe altre motivazioni per spiegare questa situazione di stallo (trovate un mio approfondimento sul tema qui).
Qualcuno ha pronunciato anche questa ipotesi: ”Forse c’è un pubblico svogliato e superficiale che non ama andare al di là dei social network?”